11/09/04

Marseille Louis Vuitton Act 1


Marseille Louis Vuitton Act 1 – L’inizio


Il Marseille Louis Vuitton Act è l’Atto di apertura della 32ma America’s Cup. Sei team (Alinghi, BMW ORACLE Racing, Emirates Team New Zealand, LE DEFI, K-Challenge e Team Shosholoza), rappresentanti cinque paesi, si affrontano nelle acque di Marsiglia. Sarà BMW ORACLE ad avere la meglio sugli avversari dopo una serie di regate, sia di match race sia di flotta.

Straordinario debutto dell'America's Cup in Europa

Il successo del Marseille Louis Vuitton Act è andato, infatti, ben oltre le migliori aspettative, con un consenso di team, pubblico e Media che può ben inorgoglire l'organizzazione.

Dopo 153 anni l'America's Cup arrivava in Europa e arrivava vestita completamente di nuovo. Si trattava, quindi, di una scommessa importante e delicata, perché in palio c'era il prestigio del più antico trofeo sportivo del mondo.

Le novità apportate dal Marseille Louis Vuitton Act sono state accolte con entusiasmo dai sei team partecipanti, veri protagonisti dello spettacolo. Le acque della Rade Sud di Marsiglia sono state la cornice ideale per il debutto mediterraneo del trofeo e l'accoglienza della città francese non poteva essere più calorosa. Infatti, gli yacht erano scortati sul campo da almeno 200 barche ogni giorno, mentre circa cinquantamila persone hanno visitato l'AC Village nel corso della settimana. Anche la stampa internazionale (3.500 giornalisti) ha confermato, con una presenza massiccia, il suo gradimento.

La settimana del Marseille Louis Vuiton Act ha compreso regate di match race e regate di flotta; queste ultime non erano utilizzate per l'America's Cup dal 1870. I percorsi corti e brevi hanno regalato regate concitate, tattiche e molto spettacolari. Ernesto Bertarelli, capo del sindacato Team Alinghi e Defender dell'America's Cup, ha commentato: Quando i bordi sono più brevi il gioco si fa interessante perché aumentano le manovre e bisogna essere in grado di prendere decisioni delicate in fretta.

Tra i sei team partecipanti, rappresentanti cinque paesi, va sottolineata la presenza di team Shosholoza, prima squadra africana nel teatro dell'America's Cup. Veniamo per fare esperienza e per rubare un po' di trucchetti ai team più ricchi e preparati. Sappiamo che non porteremo l'America's Cup in Africa ma almeno siamo riusciti a portare un po' di Africa nell'America's Cup, aveva detto Geoff Meek, skipper della barca di Cape Town. Nonostante l'ultima posizione finale, e l'inesperienza, l'equipaggio sudafricano ha dimostrato di essere all'altezza del gioco.

Emirates Team New Zealand usciva per la prima volta dall'isolamento in cui era confinato dal 1995, quando diventando Defender di Coppa perse, automaticamente, l'abitudine di allenarsi con altri concorrenti, nell'attesa del challenger finale. Peccato non aver vinto ha detto Dean Barker, skipper di NZL-82, ma non ci alleniamo da tempo con questa barca e dobbiamo anche migliorare le performance in poppa.

Il Defender Team Alinghi si è lasciato definitivamente alle spalle il caso Coutts, come dimostrano i suoi risultati sull'acqua, e il secondo posto in classifica generale. SUI-64 ha, infatti, battuto BMW ORACLE Racing team ed è stato davanti ad Emirates Team New Zealand fin quando non ha rotto il genoa.

Vincitore morale dell'evento è stato il francese Le Defi, che ha rimandato tutte le critiche al mittente, terminando con un onorevole quarto posto. Le Defi è stato capace di un'incredibile rimonta negli ultimi giorni, nonostante le continue avarie subite a bordo.
Anche Thierry Peponnet può dirsi soddisfatto dall'esito di K-Challenger: equipaggio nuovo e soli quattro giorni per prendere confidenza con FRA-57, arrivata direttamente dalla Nuova Zelanda.
BMW ORACLE Racing team è arrivato a Marsiglia con la precisa intenzione di vincere. Larry Ellison, capo del Sindacato americano aveva fatto le cose in grande, per il primo atto della 32ma America's Cup e ha raccolto i suoi frutti. Mesi di allenamento, vele nuove e un equipaggio d'eccezione, costituito da Chris Dickson (CEO e skipper di BMW ORACLE Racing), Gavin Brady e John Kostecki, solo per nominarne alcuni.

La fine del Marseille Louis Vuitton Act coincide con l'inizio di altri, importanti appuntamenti. Gli Atti 2 e 3 della 32ma America's Cup, infatti, inizieranno tra qualche settimana a Valencia, città ospite dell'evento.

Il secondo Valencia Louis Vuitton Act inizierà il 5 di ottobre. L'atto III avrà luogo nella città spagnola dal 14 al 17 ottobre.




I team saranno classificati in base al totale dei punti raccolti, complessivamente, tra le regate di flotta e quelle di match race.
Nelle Regate di Flotta il primo team (nel box, in alto a sinistra) guadagna sei punti (nel box in basso a destra) per vittoria. Il secondo classificato guadagna cinque punti e così via.
Nel Match Race il vincitore guadagna sei punti; il perdente non guadagna punti. Il team che collezionerà più punti alla fine dell'evento sarà il vincitore dello stesso.

30/08/04

Intervista a Paul Standbridge, Sailing Manager del Team di Cape Town


Paul Standbridge è Sailing Manager di Team Shosholoza, il primo sindacato sudafricano ad entrare nel teatro dell'America's Cup. Inglese di nascita ma sposato e residente a Cape Town, Standbridge è già stato coinvolto nella Coppa, sia come velista, sia come manager, dagli anni Ottanta. Durante la scorsa Coppa ad Auckland, era Sailing Manager per GBR Challenge.

D: Quali sono le motivazioni e gli obiettivi di Team Shosholoza?

Paul Standbridge: L'idea venne a Capitan Salvatore Sarno, direttore di Mediterranean Shipping, il nostro sponsor principale. Voleva che il Sud Africa lanciasse una sfida concreta alla Coppa; ha voluto velisti sudafricani e non intende arrivare ultimo. Il team è intriso di cultura e di tradizioni africane. Sappiamo che sarà difficile vincere e anche arrivare tra i primi tre o quattro.

D: Come si motivano le persone quando si è sicuri di non poter vincere?

Paul Standbridge: È difficile gestire una squadra per tre anni, sapendo che non si vincerà nulla. È un po' come da GBR, la volta scorsa. Ma con Team Shosholoza, con il nostro budget e la nostra esperienza, sarebbe assurdo pensare di vincere. L'obiettivo è dimostrare che il Sud Africa è capace di presentarsi sulla linea di partenza con una barca decente ed un equipaggio decente. A pensarci bene è simile a quanto accade in altri sport: quanti team competono quest'anno in F1, pur sapendo benissimo che non vinceranno mai il campionato?. Ci sono 26 macchine sulla griglia di partenza ma poche si aspettano di vincere. Lo stesso accade nell'America's Cup.

D: Cosa avete acquistato e cosa userete a Marsiglia?

Paul Standbridge: Abbiamo comprato ITA-48, la barca lepre di Prada per l'edizione 2000. Io ho collaborato nella scelta e nell'acquisto della barca: cercavamo uno scafo in buone condizioni, non eccessivamente sfruttato. È un buon progetto di Peterson, molto simile a ITA-45, che ha corso le finali di Coppa e costruita da Bill Green. Il motivo per cui non compriamo altro è che intendiamo fare grandi modifiche e, quindi, eventuali vele nuove non andrebbero più bene.

D: Abbiamo sentito rumore di frese e di cesoie provenire dai vostri container. Che cosa state combinando?

Paul Standbridge: Abbiamo deciso tardi di venire qui. La barca, attualmente, non risponde alla stazza e la maniera più economica e più veloce per porvi rimedio, è tagliare 10mq di vele ed eliminare 140 chili dal bulbo. Certamente non migliorerà la velocità ma almeno saremo in regola!

D: Che tipo di allenamento avete fatto fino ad ora e che standard avete raggiunto?

Paul Standbridge: Abbiamo iniziato il 1 di aprile e per il 5 di settembre avremo accumulato ben 45 giorni di allenamento. Abbiamo iniziato lentamente ad amalgamarci come team a Cape Town. La maggior parte di questi ragazzi ha esperienza in regate di circolo e senza voler mancare loro di rispetto, lo standard dei circoli velici sudafricani non è tra i più alti. La prima volta che sono salito a bordo ho attuato un piano molto ambizioso: uscire dal porto a rimorchio, dare la randa, ammainare la randa e rientrare in porto. La volta dopo abbiamo issato il genoa; il terzo giorno abbiamo osato una virata e cinque giorni più tardi abbiamo fatto una strambata. Oggi siamo in grado di strambare le nostre vele anche in 23/24 nodi di vento.

D: Com'è navigare su una barca di America's Cup fuori da Cape Town?

Paul Standbridge: Un paio di volte mi sono pentito di aver navigato su una barca di AC boat quaggiù. Abbiamo surfato sulle onde in due occasioni. Certo, non è come surfare su uno scafo di Whitbread ma lo abbiamo fatto, e non credo sia una cosa usuale, con queste barche. Navigare a Cape Town è completamente diverso dal farlo in Mediterraneo. L'acqua è fredda, c'è un'enorme montagna vicino al mare, siamo al limite del continente e quasi nell'Oceano del Sud. Si può passare da 50 nodi a zero nello spazio di pochi metri. È un'esperienza molto interessante. Inoltre s'incontrano onde molto alte, a volte di 15 metri, anche se, ovviamente, evitiamo di uscire in quei giorni!. Se siamo capaci di regatare qui, possiamo ben farlo ovunque.

D: Parlaci del make-up del team.

Paul Standbridge: Lo skipper è Geoff Meek, molto noto nel circuito internazionale. Abbiamo Ian Ainslie come stratega e grinder di poppa; è stato due volte alle olimpiadi ed è molto utile. Abbiamo anche contattato Gareth Blanckenburg circa la possibilità che si unisca al team. Gareth ha partecipato alle Olimpiadi di Atene in Classe Laser. Non ha vinto una medaglia ma è abituato a regatare sotto pressione. Ci manca un bravo tattico e temo che questa posizione sia difficilmente reperibile in Sud Africa. Vorremmo avere il maggior numero possibile di sudafricani ma, a volte, non è possibile. Per le regate di Marsiglia verrà ad aiutarci Andy Green dall'Inghilterra. I sudafricani professionisti sono Jan Dekker, Mike Joubert e Jono Swain, che sarà con noi in alcune delle regate europee ma non può garantire un impegno a tempo pieno. Tra i progettisti abbiamo Jason Ker e Simon Schofield. In totale siamo pochi, appena 12 velisti a tempo pieno e il resto costituito da part-time. Abbiamo un capo dello shore team, due PR, un istruttore di ginnastica. Ecco tutto. Vorremmo crescere almeno fino a 35 persone.

D: Sarai a bordo e per quanto tempo?

Paul Standbridge: Sarò a bordo a Marsiglia, ma una volta iniziata la Coppa, se avrò fatto bene il mio lavoro, la mia presenza non sarà più necessaria. I ragazzi continuano a dirmi che devo esserci perché adesso sono nervosi e tesi. Ma sono certo che se tutto andrà secondo i miei piani, ci sarà un altro sudafricano al mio posto. So bene che abbiamo ancora tanto da fare. Tre anni passano in fretta, quando hai tante cose da fare, quando ti diverti e, forse, anche quando cominci a sentirti vecchio, come capita a me.

04/06/04

Il Royal Yacht Cape è diventato il terzo challenger ufficiale della 32a America's Cup


Dopo aver espletato tutte le formalità legate all'iscrizione, l'AC Management, in nome della Société Nautique de Genève (SNG), è lieta di annunciare che, venerdì 4 giugno, il Royal Cape Yacht Club è diventato il terzo challenger ufficiale della 32ma America's Cup.

Pierre-Yves Firmenich, Presidente della Société Nautique de Genève (SNG), ha accettato la sfida a nome del suo Club, Defender dell'America's Cup.

È la prima volta che un team basato in Africa partecipa all'America's Cup. Il Royal Cape Yacht Club raggiunge quindi il Golden Gate Yacht Club e il Circolo Vela Gargnano quale Challenger ufficiale per la 32ma America's Cup.

Il Comandante Salvatore Sarno è l'uomo cui si deve la creazione della sfida sudafricana. Nato in Italia vive da 14 anni in Sud Africa, paese che ha raggiunto, per la prima volta, a bordo di una nave da carico come ufficiale.

Il Sud Africa è un paese moderno, dinamico e aperto alle novità; intendiamo dimostrarlo a tutti ha detto il Comandante Sarno, spiegando così le ragioni che lo hanno spinto a creare il team Shosholoza. L'America's Cup è il più esclusivo evento sportivo del mondo ed è quindi perfetto per promuovere questi valori.

Vogliamo dimostrare che a bordo della nostra barca nero e bianco lavorano insieme e lo fanno molto bene, raggiungendo il successo. Vogliamo fare la nostra parte per la rinascita sudafricana.

Il team farà la sua prima apparizione europea a Marsiglia il 7 giugno alla conferenza stampa che promuove il Marseille Louis Vuitton Act, Atto I della 32ma America's Cup - Valencia. Team Shosholoza ha in programma di partecipare a tutti i tre Atti in calendario per il 2004.

Il nome del team, Shosholoza, è profondamente legato alle radici indigene della cultura sudafricana. Si rifà ad una canzone da lavoro, cantata dai minatori e da tutti coloro che conducevano una vita di sacrifici e fatiche fisiche. Letteralmente significa vai avanti o fai spazio, entrambi adatti ad un team di America's Cup.

La canzone ha avuto un'enorme diffusione popolare durante il Campionato del Mondo di Rugby del 1995, vinto dal team sudafricano contro i neozelandesi (i Kiwi quell'anno si sono dimostrati nettamente più a loro agio sull'acqua, vincendo, per la prima volta, l'America's Cup).

Shosholoza Challenge è al lavoro già da diversi mesi nella sua base a Cape Town. Ha acquistato da Prada una delle barche che permise al team italiano di vincere la Louis Vuitton Cup nel 2000 e ha già cominciato ad ingaggiare persone di equipaggio.

Il velista Geoff Meek, sudafricano e campione del mondo, è stato nominato skipper del team. Premiato per cinque volte con il titolo di South African Yachtsman of the Year, Meek ha anche esperienza in America's Cup, avendo partecipato, come secondo skipper, agli allenamenti del team britannico nella Campagna del 1986- 1987.

Con esperienza sul campo anche Paul Standbridge, sailing manager, che aveva già ricoperto questo ruolo nella sfida di GBR del 2003. Nel curriculum professionale di Standbridge anche cinque Round the World Races e numerose regate d'altura internazionali.

Il team di Shosholoza ha in programma di costruire due nuovi scafi per la 32ma America's Cup e, a questo scopo, ha già ingaggiato il designer Jason Ker. Il team ha pianificato di varare il primo nuovo progetto il 27 aprile 2005, in concomitanza con il Giorno della libertà in Sud Africa.

12/03/04

Official Associate Sponsor


11/03/04

Mediterranean Shipping Company - A Global Transportation Solution


La MSC, Mediterranean Shipping Company, è un società di navigazione con sede a Geneva, Svizzera. Fondata nel 1970 da piccola società di navigazione è diventata, fino ai giorni nostri, la seconda società di navigazione più grande al mondo con un numero di navi pari a 308.


Questa crescita esponenziale è stata realizzata attraverso la crescita organica piuttosto che tramite acquisizioni o fusioni.

La Mediterranean Shipping Company crede nell'importanza di operare indipendemente, nell'importanza di rispondere rapidamente alle necessità dei propri clienti e di suggerire a questi soluzioni su scala globale e risposte veloci ed efficienti che soddisfino qualunque necessità di trasporto.

La Mediterranean Shipping Company è una società indipendente e privata capace di rispondere rapidamente ai cambiamenti del mercato e alle esigenze da questo imposte.