26/07/07

Shosholoza approda a Genova in occassione delle Tall Ships' Races 2007


Shosholoza arriva a Genova. La barca sudafricana capitanata da Salvatore Sarno e reduce dalle regate della Louis Vuitton Cup, è approdata in questi giorni al Porto Antico dove resterà fino alla conclusione delle Tall Ships' Races 2007 Mediterranea.


La barca è arrivata a Genova da Valencia la scorsa settimana a bordo di MSC Gina, full container del gruppo MSC, grazie alla collaborazione di numerose aziende: SLAM, Vernazza Autogru, Union Flag Insurance Broker, VTE (Voltri Terminal Europa), Giuseppe Santoro, Yamamay, Carpisa e ovviamente dell'Agenzia Marittima Le Navi.


Shosholoza rimarrà nell'area del Porto Antico (zona Calata Falcone-Borsellino), dove sarà possibile ammirarla da vicino, fino al 31 luglio. In quei giorni Genova offrirà uno spettacolo incomparabile: decine di velieri, infatti, affolleranno il porto dando vita a suggestioni d'altri tempi.


La presenza di Shosholoza alle Tall Ships' Races 2007 Mediterranea è il coronamento di un evento destinato a rimanere nella memoria. Shosholoza, infatti, oltre ad essere un simbolo sportivo, è soprattutto il simbolo di uno spirito vincente, uno spirito che nasce da un sogno che si chiama IZIVUNGUVUNGU, un'antica parola della lingua isiZulu che significa "vento forte e improvviso".


La Izivunguvung MSC Foundation for Youth, fondata interamente da MSC (Mediterranean Shipping Company), ha sede a Simonstown, nei pressi di Cape Town. Inaugurata come una scuola di vela nel 1997 Izivunguvungu diventa una vera e propria comunità per i giovani. Un luogo di raccolta e incontro per insegnare ai giovani a regatare e a costruire una barca a vela, ma anche per seguire corsi di computer, musica e pesca. Molti dei giovani del team di Shosholoza hanno un'estrazione molto umile, provengono dalle bidonville di Città del Capo e Johannesburg e non si sono mai avvicinati al mondo della vela se non a livello amatoriale. Proprio per questo Shosholoza non poteva mancare all'appuntamento delle Tall Ships.

"Lo spirito di Shosholoza - commenta Leonardo Massa, Direttore Commerciale Italia, Spagna e Portogallo MSC Crociere - riprende perfettamente quello della regata delle Tall Ships i cui intenti sono volti a promuovere la solidarietà, l'amicizia, la crescita personale e la passione per la navigazione. Valori dei quali MSC Crociere è fiera di farsi portavoce".


Anche gli ospiti a bordo di MSC Musica e MSC Sinfonia, presenti nel porto genovese ogni settimana, potranno vivere l'atmosfera della manifestazione con visite guidate ai velieri e attività tematiche organizzate dal personale di bordo.


Con Shosholoza e la sponsorizzazione delle Tall Ships' Races 2007 Mediterranea, MSC Crociere, oltre a confermare il suo supporto al mondo della vela e dello sport, si rende promotrice di valori universali e di una cultura marinara che aiuta nelle esperienze di crescita umana, in nome della solidarietà, dello spirito di squadra e dell'entusiasmo per la partecipazione a sfide sempre più avvincenti.


20/07/07

Lo spettacolo sta per iniziare. L'ufficialità della partecipazione alla 33a America's Cup

Il Royal Cape Yacht Club e il suo team rappresentativo, Team Shosholoza, hanno presentato il suo challenge per la 33ma America’s Cup alla Société Nautique de Genève, il Yacht Club difensore.

Capitan Salvatore Sarno ha confermato l’invio di una Notice of Entry, la presentazione dei documenti e delle quote necessarie delineati nel Protocollo per la 33ma America’s Cup.

Shosholoza ha avuto l’onore di essere il primo partecipante della 33ma America’s Cup, dopo il Challenger of Record, Desafio Español e il Defender Alinghi.

“Vi abbiamo mostrato cosa possono ottenere i debuttanti.
Abbiamo guadagnato rispetto battendo avversari piú forti di noi e il nostro indomabile spirito ha catturato e ammaliato i cuori di milioni di persone nel mondo.
Adesso vogliamo fare un’altra campagna.
Sarebbe stupido non farlo.
Abbiamo aquisito molte conoscenze; la nostra squadra ha ottenuto un livello di preparazione vicino ai migliori del mondo.
Siamo affamati di migliori risultati! Vogliamo vincere.”

Capitan Salvatore Sarno

Lo spettacolo chiamato Shosholoza deve continuare e continuerà. E' così ufficiale la partecipazione alla 33a America's Cup; state attenti contendenti la coppa, Shosholoza è qui...


"My Crew"

08/05/07

Team Shosholoza, il potere della comunicazione


Tra tutte le bellissime, eleganti e accattivanti barche dell’America’s Cup Class, quella di Team Shosholoza è una delle più impressionanti. Il primo Challenger sudafricano nella storia della Coppa è partito da Cape Town seguendo un’idea del Capitano Salvatore Sarno. Fondatore e sostenitore del progetto, Capitan Sarno è un vero artista e ha creato personalmente la grafica adatta per rappresentare al meglio la nazionalità del team.


Il logo di Team Shosholoza svela una passione particolare, sia che lo si veda su RSA 83, sia sulle uniformi o alla base; trasmette energia e volontà di iniziativa.

“Volevo qualcosa che comunicasse immediatamente l’idea dell’Africa al mondo intero” dice Capitan Sarno, cui era chiaro fin dall’inizio che l’America’s Cup – considerata uno tra i dieci eventi sportivi internazionali più importanti al mondo – sarebbe stata un’occasione perfetta per rappresentare il vero spirito e la passione dei sudafricani. Ed è proprio ciò che sta accadendo. “La grafica della nosra barca deve comunicare tutto questo”.

E lo fa in pieno: sgargiante, appariscente e colorata. Il progetto di Capitan Sarno è stato ispirato dai due oceani che circondano l’Africa. La onde stilizzate rappresentano la forza dell’oceano Indiano e Atlantico. Le esuberanti forme geometriche e colorate sono un tributo alle affascinanti tradizioni delle tribù Zulu, Xhosa e Ndebele, in cui differenti combinazioni di colori e design sono legati a particolari significati e simbologie. Il design si è poi sviluppato insieme alla campagna sudafricana, incorporando anche i vibranti colori della bandiera nazionale e l’essenza dell’arte tradizionale. Tutto questo per riuscire a comunicare i valori di Team Shosholoza, non solo nell’ambiente del Port America’s Cup ma in tutto il mondo. La missione di Capitan Sarno era quella di avere un team nazionale e far scoprire a tutto il mondo il contesto della nuova democrazia sudafricana, così ricca di risorse umane, abilità nascoste e tecnologia agli stessi livelli del resto del mondo. Questo è il messaggio che cerca tutt’ora di diffondere.


Il nome Shosholoza ha le sue radici nella cultura sudafricana, e trae ispirazione da una tipica canzone intonata dai lavoratori, che si può tradurre con l’espressione: “spingiamo tutti insieme come se fossimo una persona sola”, spiega lo stesso Sarno. Un significato che si addice perfettamente allo spirito di questo team di America’s Cup che, in pochissimo tempo, ha fatto passi da gigante e che adesso si è trasformato in un challenger molto serio e competitivo.


Team Shosholoza è un chiaro esempio di sfidante all’America’s Cup che regata per i colori della propria bandiera – “per la nazione dell’arcolbaleno” – e solo questo può essere sufficiente per comprendere l’identità del team. Ogni componente della campagna comunica al mondo i valori su cui si fonda il team – dalla bandiera che ondeggia sopra la base, alla quantità non indifferente di elementi dell’equipaggio provenienti dal Sud Africa, alla vivace grafica del logo.


Capitan Salvatore Sarno è il Presidente del ramo della Mediterranea Shipping Company con sede a Durban. È riuscito a incorporare perfettamente lo sponsor principale nell’immagine del team. Quando gli si chiede quale sia il simbolo che rappresenta più di tutti il Team Shosholoza, Sarno parla di “attaccamento alla maglia”. Ogni membro del team crede molto in questa impresa, e dopo aver raggiunto risultati assolutamente considerevoli, queste parole suonano così ricche di significato come non mai.

“Il sogno africano”

"Shosholoza è un sogno: un sogno Africano. Un sogno a cui possiamo tutti prendere parte e che diventerà realtà. Il nostro obiettivo è quello di dimostrare al mondo intero che se persone normale, brave e oneste, libere da ogni pregiudizio raziale, riescono a costituire un team, allora niente è impossibile.
Team Shosholoza è il gruppo piu’ motivato della 32ma America’s Cup e il nostro obiettivo è quello di arrivare entro i primi quattro sfidanti.
Lavoriamo in un ambiente che incoraggia ogni singolo a dare un magnifico contributo. Onora l’integrità personale e l’onestà.
Riconosci gli obiettivi personali e rifiuta i progetti che non sono chiari.
Valorizza continuamente i tuoi principi e continua a svilupparli.
Divertiti e sii un team che trasmette ispirazione".

07/05/07

Shosholoza, vittoria per il futuro


Dal nostro inviato VALENCIA (Spagna) N el piazzale in cemento arrostito dal sole l' inno di Shosholoza violenta i timpani, mentre la barca «a marcia indietro» torna a casa. A poppa ci sta Paolo Cian, il timoniere napoletano, che risponde agli applausi con un gesto di gioia autentica, come se avesse segnato il gol decisivo. Per di più dell' ex, al primo minuto della partita e avesse scongiurato la beffa al 90°, tagliando il traguardo davanti a Mascalzone Latino Capitalia di soli 6 secondi. «Con questo abbiamo battuto tutti i team italiani», scherza il capitano Salvatore Sarno, appena sbarcato da Shosholoza insieme alla sua tribù. Lo avevano preso per matto quando alla fine del 2003 si era messo in testa di portare il Sudafrica in coppa America. A DURBAN Sarno in Sudafrica è arrivato una ventina d' anni fa, quando «tutti scappavano perché avevano paura della rivoluzione. Noi invece abbiamo investito sul futuro». Più futuribile di così: portare l' Africa con le sue contraddizioni nella regata più esclusiva e più ricca del mondo. «Avevamo un segreto - spiega Sarno che vive fra Durban e Città del Capo dove è il responsabile della Msc Sudafrica - fare tutto con passione ed entusiasmo. Io ero certo che saremmo arrivati». Per Shosholoza ha scelto quasi tutto personalmente: dalla livrea etnica della barca, al timoniere (Cian, il miglior match racer italiano), al tattico (Tommaso Chieffi, da oltre vent' anni in coppa America). «E' bello che la Coppa abbia trovato un personaggio così - spiega il tattico italiano nato ad Anversa che in questa edizione gareggia per i sudafricani -, con il suo entusiasmo e la sua grinta. Sarno è contagioso, mi sento in debito, farei un' altra Coppa con lui». Già prima della regata con Mascalzone, Sarno aveva spiegato la strategia. «Se rivince Alinghi - e secondo me è molto probabile - saremo ancora in gara nel 2009, fra due anni. Noi siamo già pronti per ripartire e a febbraio 2008 potremo varare Rsa 101, la prima barca della nuova generazione. Abbiamo già il progetto in mano». Ha idee precise il comandante. «Premi particolari per queste vittorie? Assolutamente». All' inizio della campagna Sarno aveva parlato chiaro ai ragazzi neri che si erano presentati da lui. Non ci saranno soldi in più di quelli che guadagnate oggi, ma un giorno, il presidente del Sudafrica sarà orgoglioso di voi. Quel giorno è arrivato e adesso Shosholoza sogna il sesto posto. Con un equipaggio composto in gran parte da sudafricani, che non avevano alcuna esperienza di America' s Cup. Ma già da una decina d' anni la Msc e la Marina sudafricana hanno dato vita a una fondazione che toglie i ragazzi dalle strade, gli trova un lavoro e gli insegna ad andare a vela. Alcuni di quei ragazzi oggi sono nel team di Sarno, che batte, quello di Capitalia. BATTICUORE «Siamo uno spot per cardiotonici. Questo è sicuro - scherza Tommaso Chieffi, stratega del Moro di Venezia finalista di Coppa nel ' 92 - anche con Mascalzone abbiamo sofferto fino all' ultimo». Una strambata sbagliata, i mascalzoni che fuggivano verso la penalità da scontare sulla linea del traguardo, ma Shosholoza è arrivata un attimo prima. «Sono contento soprattutto per Paolo Cian - continua Sarno, che è stato il più giovane comandante della marina mercantile italiana -, era l' ex e questa regata l' ha vinta lui con quella penalità in partenza. Sono soddisfatto, ma il difficile viene adesso: arrivare da zero a 95 è facile. Più complicato arrivare da 95 a 100, per cui ci dobbiamo già mettere al lavoro per la prossima sfida. Questa volta abbiamo pagato un tributo all' esperienza. Tutte le volte che c' è una strambata io prego - aggiunge sorridendo -. Ma nella prossima Coppa non sarà così». L' inno di Shosholoza è ancora assordante nel piazzale arrostito, ma mai come in questo momento il suo significato appare appropriato: mi muovo in avanti. Velocemente.

Pasini Gian Luca dalla Gazzetta dello Sport del 7 Maggio 2007

27/04/07

Paolo Cian commenta la rocambolesca vittoria sui francesi di Areva


19/04/07

Ian Ainslie: su Team Shosholoza una nuova generazione di velisti


Ian Ainslie, stratega a bordo di Team Shosholoza, ricopre un ruolo fondamentale nella prima storica sfida sudafricana all’America’s Cup. Professore di scuola superiore a Simons Town (a qualche chilometro da Città del Capo) e velista olimpico nella classe Finn, ha fondato la Izivunguvungu MSC Foundation, una scuola di vela finalizzata al recupero dei giovani ragazzi di strada. Iniziata “per gioco”, questa scuola è diventata la fucina dei velisti di Team Shosholoza. Oggi, alcuni dei suoi allievi regatano al suo fianco contro i più grandi campioni del mondo.

D:Quanto è stato difficile, o facile, appassionare i giovani ragazzi alla vela?

Ian Ainslie: L’idea iniziale era fare qualcosa di buono per i ragazzi di strada che vivono attorno all’area di Cape Town. Mi chiedevo in continuazione cosa potessi fare per loro; tutti conoscono il problema, ma trovare una soluzione è sempre difficile. Anche lo Stato non si impegna molto per questa causa. I ragazzi di Simons Town, pur vivendo sul mare, non hanno nessun rapporto con l’acqua, le barche e il nuoto. C’è una falsa leggenda, in Sud Africa, secondo la quale le persone di colore non sanno nuotare. Non è assolutamente vero! I ragazzi arrivano alla mia scuola, gli metto un salvagente e li spedisco in barca. Hanno tutti una grande motivazione e mettono molta energia in quello che fanno. Tanti ragazzi della media borghesia, distratti dai giochi e dalla televisione, non sarebbero così concentrati come loro. Molti dei loro genitori non sanno nulla dell’acqua e hanno perfino paura di camminare su un molo. Quando vengono a vedere i loro figli che stanno su una barca in mezzo al mare rimangono stupiti. Come tutte le barriere, una volta che le abbatti, scopri un mondo che non pensavi potesse esistere.

D:Arrivare alla Louis Vuitton Cup deve essere stato per loro un grande salto. Pensi che il vostro team sia un esempio per tutti?

Ian Ainslie: Quando Capitan Salvatore Sarno, il capo del nostro team, ha iniziato la sua campagna, io non pensavo affatto all’America’s Cup. Gli ho detto che era una cosa da matti, di lasciar perdere questo progetto. Ma subito dopo ho compreso che Shosholoza aveva qualcosa di speciale. Il team stava lentamente nascendo dal nulla, eravamo esordienti, ma avevamo tutti quella voglia di provarci, tipica di chi è nuovo in un certo gioco. Siamo così diventati un gruppo unito e abbiamo fatto molti progressi. Anche i ragazzi che avevano poca esperienza si sono impegnati al massimo. La cosa più bella che abbiamo è il nostro senso dell’umorismo e la capacità di divertirci.

D:Come è stato selezionare i ragazzi dell’equipaggio?

Ian Ainslie: Non ci sono molti velisti in Sudafrica. Quelli che fanno regate a tempo pieno li conoscevo tutti e li ho contattati per primi. Poi ho chiamato quegli allievi con cui, sponsorizzato dalla MSC, avevo già fatto delle regate insieme. Non avevano grande eseprienza ma meritavano una possibilità. Avevano molta pressione addosso, ma ce l’hanno fatta. Uno di loro, Rhino, aveva solo 19 anni. Non era particolarmente forte e la prima volta non l’ho potuto selezionare. Nei sei mesi successivi ha trasformato la sua cantina in una palestra, riempiendola con i colori di Shosholoza; suo padre ha ricavato un simulatore del winch da una vecchia bicicletta. Paul Stanbridge, il sailing manager, un giorno ha detto: “Questo ragazzo è un pazzo o è veramente bramoso di fare parte del nostro team!”. Così lo ha provato un’altra volta e l’ha preso con noi. Oggi fa parte dell’equipaggio titolare ed è veramente bravo.

D:Qual è il vostro obiettivo per le prossime tre settimane?

Ian Ainslie: Non abbiamo mai saputo esattamente che livello avremmo raggiunto. Tutto quello che possiamo fare è migliorare di giorno in giorno e scoprire dove possiamo arrivare. Non abbiamo mai voluto misurare realisticamente le nostre capacità. A volte, senza i limiti di un obiettivo, si può andare veramente oltre. Bisogna sapere conservare le proprie abilità, continuare a crederci, ma non crearsi aspettative. Recentemente in molti ci vedono tra i semifinalisti e, sicuramente, possiamo farcela. Ci siamo allenati in regata contro tutti i team e, prima o poi, almeno una volta, li abbiamo battuti tutti. La semifinale è quindi possibile, ma non ci penso troppo.

17/04/07

Un piccolo ripasso generale sui ruoli e sulle funzioni nell'America's Cup Class...

Clicca sull'immagine per ingrandirla e scopri i ruoli nell'America's Cup cluss!

Continua a leggere per capire quali sono le funzioni...

08/03/07

Tre anni di duro lavoro. Tre anni di grandi successi.


L’8 marzo 2004 uno scafo di America’s Cup Class arrivava a Cape Town, Sudafrica; era la prima volta che una barca del genere giungeva sul continente africano. Quel giorno nasceva Shosholoza. Il team sudafricano ha fatto tanta strada da allora...


Guidato dal Comandante italiano Salvatore Sarno, Team Shosholoza, che rappresenta il Royal Cape Yacht Club, viene ufficialmente accettato come challenger il 4 giugno 2004. “Vogliamo dimostrare che a bordo, bianchi e neri lavorano insieme, bene e con successo. Vogliamo contribuire alla rinascita del Sudafrica”, aveva detto Sarno.


Nei Louis Vuitton Acts del 2004, il team fatica a tenere il passo delle squadre più esperte ma lo spirito e la determinazione dell’equipaggio conquistano tutti, pubblico e stampa.


Nel 2005 Shosholoza è il primo team a varare una barca Versione 5 della Classe America’s Cup, RSA 83. All’inizio della stagione, la barca non è ancora a posto e le prestazioni generali non migliorano. Alla fine dell’anno, però, Shosholoza vince il suo primo match...

Nel 2006 c’è finalmente la svolta e il team chiude il Louis Vuitton ACC Championship al settimo posto. La vittoria su Desafío Español e la regata combattuta con Alinghi, dimostrano che il team sudafricano ha imparato le regole del gioco. La questione adesso è capire se il 2006 è stato il momento di picco o solo un trampolino di lancio per futuri successi.


“Siamo davvero orgogliosi dei risultati raggiunti fino ad ora”, commenta Sarno. “Team Shosholoza ha realizzato il sogno di molte persone e ha insegnato che niente è impossibile. Ringrazio ognuno dei miei ragazzi. Buon compleanno!”.

Mercoledì il team ha ricevuto gli auguri dal suo ‘patrono’, l’Arvivescovo Emerito Desmond Tutu, Nobel per la pace, che ha confermato la sua intenzione di venire a Valencia per seguire la Louis Vuitton Cup il 9 di giugno.


"Avete solo tre anni? Beh, avete picchiato più duro di quanto la vostra età e il vostro peso vi permettano.... bravi e congratulazioni di cuore per questo anniversario che si celebra in un anno importante, nel quale ci aspettiamo grandi cose da voi. Noi, la nazione arcobaleno che voi così magnificamente rappresentate, siamo immensamente orgogliosi. Dio vi benedica."


L'Arvivescovo Emerito Desmond Tutu, Nobel per la paceUna foto della bellissima Cape Town