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16/02/10

Un caffè col Comandante Sarno: presente e futuro della Coppa America.

Abbiamo raggiunto il Comandante Sarno a Durban, Sudafrica, per qualche domanda inerente la 33a America’s Cup da poco conclusa e per conoscere qualche aspettativa per il futuro. Ecco di seguito l’intervista.
 
D: Comandante Sarno, questa 33a America’s Cup è stata caratterizzata da un predominio indiscusso e senza precedenti del team americano BMW Oracle Racing che, con il suo trimarano, espressione di un concentrato di tecnologia, non ha dato scampo al Defender Alinghi e al suo catamarano, strappando la Coppa dalle mani degli elvetici. Si aspettava che la 33a edizione della Coppa potesse concludersi con questo risultato?
 
Comandante Salvatore Sarno: Quest’edizione si è conclusa come si doveva concludere: ancora una volta il più grande marinaio di tutti i tempi, Russel Coutts, ha vinto.
Penso senza ombra di dubbio che l’albero alare e tutto il resto sia opera dell’intuizione di Russel. Se non sbaglio la teoria dello spazio tra l’albero e la vela fu sperimentata dai francesi penso alla 30ma edizione ma l’albero venne giù quasi subito e l’esperimento non trovò conferma. Questa volta con il budget a disposizione e con Russel si è potuto andare ben oltre ed il risultato è lì. Sempre con Coutts, Alinghi aveva un vantaggio enorme su tutti gli altri e gli era bastato fare delle piccole migliorie per vivere ancora d’eredità.  Il suo catamarano era un semplice catamarano, niente di eccezionale, Peyron e co. non potevano fare meglio. Penso invece che Ellison e Coutts pensavano al mostro da prima della conclusione sella 32ma edizione della Coppa, ecco perché avevano subito presentato il Challenge per una barca 90x 90.
 
D: Cosa pensa e cosa si augura che possa nascere dall’organizzazione di BMW Oracle Racing per la prossima edizione dell’evento?
 
Comandante Salvatore Sarno: La Coppa America è ormai una regata principalmente a match race e tale rimarrà. Oracle sarà tradizionale.
 
D: Trenta mesi di dispute legali hanno distrutto tanti progetti e tante ambizioni, erette sulla voglia di fare e fare bene, di tanti team che progressivamente hanno abbandonato il circus dell’America’s Cup. Ora questi trenta mesi possono dirsi passati e con essi, si spera, tutte le dispute legali che hanno bloccato l’evento in questi anni. C’è qualcosa che bolle nel calderone del Team Shosholoza e se c’è qualcosa, sarebbe disposto a darci un’anteprima?
 
Comandante Salvatore Sarno: Shosholoza è rimasta a Valencia aspettando gli eventi. Anche se mi fa paura la sfida mi attrae ancora ma c`è tempo, per il momento vediamo cosa succede.

30/06/09

Pensieri al vento - Louis Vuitton Series in Sud Africa? Un sogno che potrebbe diventare realtà.

Questo nella foto è solo uno dei tanti stupendi paesaggi che caratterizzano il Sud Africa; si tratta di uno scatto aereo della magnifica città di Cape Town (Città del Capo) con alle proprie spalle la caratteristica Table Mountain. Eppure quanti film vi hanno girato e quante storie raccontato ed ambientato in questa terra. L’Africa è un paese ricco di speranza e di cultura, è un paese ricco di bellezze e di storia, è, come si suol solitamente dire, la culla dove ogni cosa è nata ed ha preso forma.

Storici ed antropologici, Darwin in primis, ipotizzarono infatti che l’Africa fosse la culla dell’umanità; solo ora, dopo innumerevoli ed importantissime scoperte, l’ipotesi darwiniana si è trasformata in realtà e proprio quel posto lontano, raggiungibile perlopiù soltanto con il pensiero e con l’immaginazione, verrà con molta probabilità scelto per un evento targato Louis Vuitton, la Indian Ocean Cup di Durban.

Le singole voci che parlavano agli inizi di gennaio della possibilità di organizzare un evento simile nella splendida baia della città portuale di Durban, sono ora diventate un coro. Il Comandante Sarno, che da sempre ha fortemente voluto l’organizzazione di questo evento, ha forse coronato un altro piccolo grande sogno: portare un pezzo di Coppa America in Sud Africa.

La Confederations Cup 2009 ha dimostrato che il pubblico sudafricano ha spirito di collaborazione (si pensi al numero illimitato di volontari che hanno affollato gli stadi interessati dall’evento), voglia di fare ed entusiasmo (la telecronaca di ogni match metteva sempre in risalto proprio questo fattore, caratteristico del popolo sudafricano).

La Coppa America, quella vera, rimane per adesso un sogno nel cassetto; le Louis Vuitton Series sudafricane, basate su un format molto simile alla LVC, agli ultimi ACT e alle passate Louis Vuitton Pacific Series di Auckland, potrebbero diventare realtà e regalare così a questa bellissima terra, che tanto ha da offrire, una speranza ed un sorriso in più.

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10/04/09

33a America's Cup: una Pasqua di speranze...

Sebbene sia già arrivata la sentenza della Corte d’Appello di New York, e sia riiniziato il balletto Bertarelli-Ellison (multiscafi o collaborazione?), non ci si può che augurare per questa Pasqua, simbolo di Cristo risorto e luce della vita che impedisce di camminare nelle tenebre, di ritrovare la luce e la serenità per affrontare al meglio e il più proficuamente possibile i prossimi mesi che verranno.

Un augurio particolare va a tutti i lettori di Spiritofshosholoza.blogspot.com, ai tifosi di Shosholoza, a tutti i componenti del Team che, con amore e passione, lavorano col fine ultimo di vederla in acqua e a Di Meek dell’ufficio relazioni, che con i suoi avvincenti racconti sul sito ufficiale ci fa vivere emozioni che altrimenti non potremo che immaginare.

Vorrei ancora fare un grosso augurio a Paolo Cian e a tutto il gruppo del Word Match Racing Tour, con la speranza che nella prossima tappa del circuito, quella di Langenargen, Germania, dal 27 maggio al 1 giugno e in quelle successive che poi verranno, si possa fare ancora meglio di quanto già si è fatto a Marsiglia lo scorso marzo.

Come dimenticare il Comandate Sarno? Questo è stato un periodo duro soprattutto per lui, abbiamo avuto modo di capirlo nelle tante interviste che ci ha rilasciato e nell’ultimo commento alla sentenza. Cosa dire… il periodo nero dell’economia mondiale e questa Coppa ancora più incerta e mal amministrata, hanno fatto sì che anche lui, primo ed unico uomo che è riuscito a coronare una grossa ambizione, quale la Coppa America, per un Paese come il Sud Africa, vittima di continue incomprensioni e di uno sviluppo che va a rilento, sentisse l’onda della sfiducia prevalicare su quella della speranza.

Dunque, un augurio affinchè questo periodo nero possa placarsi e possa quindi passare sia la tempesta economica, sia il malumore di chi “trascorrerà i suoi prossimi mesi stando al comando della sua nave, al fine che la tempesta economica si plachi, e quando il mare tornerà ad essere calmo sarà di nuovo pronto per portare Shosholoza ai livelli che gli competono”. E noi crediamo fortemente che il Comandante Sarno ci riuscirà, esattamente così come nella 32esima edizione della Coppa America, esattamente come da quando il sogno è diventato realtà, non temete.

Buona Pasqua 2009.

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05/04/09

Pensieri al vento - “America’s Baby”?

Vorrei lasciare un piccolo commento alla sentenza della Suprema Corte di New York. Qualche mese fa, quando la battaglia tra i due "gentiluomini del mare" era già scoppiata (non sui vascelli, quelli li avevano lasciati in vetrina, in bella vista…cosa credevate…!), scrissi su questo blog che le sfide si lanciavano in acqua, si combattono a mare…sapete dove "I VERI GENTILUOMINI DEL MARE", come a me vera ZULU ha insegnato il mio Comandante, portano la passione, l'adrenalina, la voglia di varcare per primi la linea di arrivo.

Sono felice di leggere nella sentenza che i giudici si auspicano che l'America's Cup deve essere decisa in mare e non in tribunale...ma soprattutto che i due team "COLLABORINO" insieme per restituire a noi, veri amanti della vela, questa storica competizione...

Ah, un'ultima cosa: vorrei proporre al Signor Bertarelli e all'altro lì, l'americano insomma, di dar vita ad un nuovo trofeo "America's baby"…e così, magari, potrebbero lasciare a noi quello vero…che ha fatto e continua a farci sognare…che a me e a te Marco ci ha regalato troppe e tante indimenticabili emozioni...e tante ancora altre storie da scrivere…

A presto…un abbraccio a tutti i tifosi della vela..da Anna

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04/04/09

33a America’s Cup: il commento del Comandante Sarno, Team Manager del Team Shosholoza...

Ecco il commento del Comandante Sarno a questa sentenza che mette la parola “fine” a mesi e mesi di battaglie legali a suon di carta bollata e arringhe movimentate:

«Prima di ogni altro commento mi viene da dire ""Finalmente, era ora!!"". Quest’attesa ci ha logorato e soprattutto ci ha fatto disinnamorare della Coppa America. La sentenza riflette le giuste cose. In America trionfa ancora la giustizia, quella vera e non quella degli avvocati più forti. Me l’aspettavo. Pur non condividendo con Oracle il modo con cui la vicenda è stata affrontata (hanno distrutto il più bell’evento sportivo del mondo), mi aspettavo la sentenza in loro favore per una semplice ragione: Alinghi ed ACM avevano peccato di semplicismo e aggiungo arroganza nell’organizzare la tresca con gli spagnoli e non si può essere stupidi (la definizione di semplici ed arroganti insieme) in una competizione dove volano decine di milioni di euro. Ora ricomincerà il balletto: sfida a due o comune? Sono stanco ma più che altro disinnamorato della Coppa. C’è la crisi, quella vera, e la mia attenzione, il mio dovere, è essere al comando della mia nave finchè la tempesta si calmi. Che i signori multimilionari Bertarelli-Ellison si divertano pure.

Salvatore Sarno
»

Penso, così come mi sono espresso più volte in passato, che se questa lunga attesa, questa lunghissima diatriba (che ha attraversato i 3 gradi di giudizio del sistema americano), ha smorzato gli animi degli appassionati e di chi da sempre ha creduto e investito in questo importantissimo evento, sia ora essenziale e necessaria, a questo punto, una profonda presa di coscienza da parte di chi ha creato tutto questo col fine preciso di risolvere le cose nel migliore dei modi.

L’America’s Cup è una competizione universalmente riconosciuta come la più antica della storia e, come tale, deve essere degna di un roseo, prosperoso ed avvincente futuro.

L’augurio è quello di una collaborazione tra i due sindacati (Alinghi e BMW Oracle Racing Team) e tra BMW Oracle Racing Team e i challenger iscritti alla 33a Coppa America.

Solo in questo modo potremo iniziare a guardare i segnavento per capirne la direzione e continuare a sognare, come già fatto nell’ultima edizione...

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28/03/09

Pensieri al vento - Shosholoza: passato, presente, futuro.

Ho accolto con sorpresa l’enorme disponibilità dimostratami dal Comandante Salvatore Sarno a concedermi l’ultimissima intervista, successiva ai Louis Vuitton Pacific Series; svariate migliaia di km di distanza non hanno ostacolato il pensiero, quello del Comandante, nei confronti di tutti i tifosi italiani, impazienti di conoscere cosa ne pensasse chi, dalla lontana Durban, opera costantemente con in testa due unici obiettivi: dare il meglio per la propria organizzazione e vedere in acqua Shosholoza.

Il periodo forse non è quello dei più felici ma, in modo responsabile e sincero e a nome di tutti quelli che come me fremono nell’avere qualche news da masticare sotto i denti, ho ritenuto necessario indagare per il futuro e per i prossimi eventi e scomodare proprio il Comandante che, nel suo modo sempre cortese e disponibile, mi ha saputo fare un po’ il punto della situazione.

La paura degli addetti ai lavori, così come più volte espressa anche dal Comandante Sarno, è connessa alla scarsità del tempo a disposizione per implementare in modo compiuto e senza adattamenti tecnici obbligati l’idea di un’imbarcazione e la costruzione della stessa secondo canoni di, come normale che sia in questo tipo di competizioni, altissima qualità e professionalità. La paura degli adetti ai lavori però è anche connessa alla aleatorietà dell’evento e alla imprevedibilità della Corte Suprema di New York che non lascia che fantasticare sulla eventuale sentenza. Risultato? Amaro, molto amaro. Non si sà nè dove nè quando avrà luogo, bello (in modo ironico, logicamente) vero?

Riprendo qualche ultimissima dichiarazione (riguardante l’emanazione di queste ultime regole di classe, quelle dell’AC33) presente in completo nell’ultimissimo articolo dell’ultima intervista del Comandante (“Un caffè col Comandante Sarno: bilancio di fine Louis Vuitton Pacific Series”): “i parametri non sono ancora definiti del tutto e quindi nessuno può cominciare la progettazione. In parole povere è già troppo tardi per pensare al 2010”, mi dice. “Probabilmente si sta aspettando la sentenza e non mi meraviglierei se fosse tutto rimandato e che anche questa barca vada poi a tener compagnia all’AC90 del 2007”, ha poi aggiunto.

Sunto: tutto bloccato. Sappiamo con certezza che Alex Simonis e il suo team di disegnatori, non hanno avviato, per impossibilità connessa alla aleatorietà dell’evento e delle regole stesse, le fasi di disegno e progettazione della nuova Shosholoza. L’attesa morde, morde tutti quelli che fremono nell’assistere al varo di una nuova e fiammante Shosholoza; morde i tifosi ma anche gli appassionati in genere, i velisti, e chi della vela ne fa uno stile di vita.

L’attesa rende ancor più turbolenta l’idea di un evento, l’America’s Cup, così per usare le parole di un grande appassionato, “universalmente riconosciuto come il più antico trofeo sportivo della storia, simbolo dell’avventura, dell’am¬bizione, della sfida e del genio”.

Che fine faranno queste nuove regole? Vedremo costruita la AC33? Forse sì, forse no. Una sentenza contraria potrebbe significare disgregare queste regole, farle fare la fine dell’AC90 (così come detto anche dal Comandante) e iniziare tutto da capo; potrebbe significare sfida su catamarani, Alinghi Vs. Oracle; potrebbe significare “ennesima sconfitta”, non per la vittoria della parte che ad insindacabile giudizio della Corte Suprema di New York, sia stata lesa da un’altra, ma per tutti: sindacati, team, tifosi, sponsor. Sembra tutto sempre più in balia delle situazioni, del vento contrario. Spero solo che il vento possa ruotare e possa così schiarire finalmente questa situazione poco piacevole per tutti; forse il 31 marzo, data del prossimo competitors meeting, potrebbe essere la volta buona. Chissà, speriamo che lo sia.

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08/03/09

Un caffè col Comandante Sarno: bilancio di fine Louis Vuitton Pacific Series...

D: Comandante in questa prima domanda vorrei chiederLe, se possibile, di farmi un piccolo resoconto sui passati Louis Vuitton Pacific Series. Nel mio ultimo articolo (facente parte della rubrica “Pensieri al vento” ed intitolato “Perdere è una cosa, perdere con onore ne è un’altra”) ho scritto che, a mio parere, ciò che in questo evento è mancato a Shosholoza è stato un plus, un piccolo plus che gli abbia consentito di portare a casa risultati più soddisfacenti e che, i match contro Luna Rossa e contro Alinghi, ne sono stati una chiara dimostrazione. Secondo Lei cosa è mancato?

Comandante Salvatore Sarno: A sentire il mio equipaggio africano, Paolo Cian ed addirittura Bruno Troublè che ho avuto il piacere di avere al telefono, è mancato il Comandante Sarno, il suo carisma, il suo modo di risollevare gli animi quando le cose vanno male e motivare il team. Questo mi ha fatto stare veramente male perché come al solito ho sottovalutato il mio ruolo di leader pensando che con Paolo al comando tutto sarebbe stato lo stesso. Il risultato è che l`ho sovraccaricato di responsabilità e quando gli è mancato il supporto morale, che da me ha sempre avuto, è crollato tutto. Non mi perdonerò mai di non essere stato presente ma nella vita bisogna saper fare delle scelte. Scegliere di rimanere a Durban, al comando della mia organizzazione in un momento molto delicato dello shipping, quando bisogna dimostrare con l’esempio che c’è bisogno di uno sforzo comune per superare quest’enorme crisi che ha investito anche il nostro settore, è stata la scelta giusta. Non si può chiedere agli altri e poi andare a fare "yachting", anche se si tratta della Coppa America.

D: In che modo e in quale ottica si sta adoperando per il futuro ed in particolare per i prossimi eventi di Valencia?

Comandante Salvatore Sarno: Ci vorrebbe la palla di cristallo e non solamente per Team Shosholoza ma per tutti e proprio tutti. Se ne riparlerà a fine aprile.

D: E’ del 30 gennaio la formalizzazione di nuove regole di classe che, salvo disposizioni contrarie da parte della Corte Suprema di New York, potrebbero essere quelle valide per la 33esima edizione dell’America’s Cup. Come reputa queste regole e cosa pensa di questa imbarcazione?

Comandante Salvatore Sarno: Le nuove regole non sono state ancora definite. Probabilmente si sta aspettando la sentenza e non mi meraviglierei se fosse tutto rimandato e che anche questa barca vada poi a tener compagnia all’AC90 del 2007.

D: Nella nostra precedente intervista dicemmo che nell’ipotesi in cui i parametri fossero stati definiti a fine gennaio (così com’è successo), sarebbero stati poi necessari almeno 6 mesi di lungo ed intenso lavoro, affinchè si potesse arrivare ad un disegno (non definitivo) della nuova imbarcazione. Dopodichè sarebbero stati necessari altri 6/7 mesi per la costruzione, arrivando così, inevitabilmente, al mese di maggio-giugno del 2010. Questo per dire che, se le regole fin’ora definite (quelle dell’AC33) divengano definitive, i tempi sono più che stringenti. Qual è la situazione attuale e Alex Simonis, designer di Shosholoza, si sta già adoperando per la progettazione della nuova Shosholoza?

Comandante Salvatore Sarno: Ripeto che i parametri non sono ancora definiti del tutto e quindi nessuno può cominciare la progettazione. In parole povere è già troppo tardi per pensare al 2010 esattamente come ti avevo anticipato a dicembre. Il mondo è in crisi e nessuno, tranne i due protagonisti (forse ma non è sicuro), può permettersi di mettere a budget dei milioni di euro per sponsorizzare la Coppa America. Quindi che sia chiaro, benché tutti hanno l’intenzione di cominciare, nessuno ha i mezzi a disposizione per ingaggiare un design team e cominciare, ammesso che i parametri di classe siano "tutti" definiti e, come ti ho detto, non è il caso.

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03/03/09

Pensieri al vento - Perdere è una cosa, perdere con onore ne è un’altra.

Da poco meno di quindici giorni si è chiusa l’avventura chiamata Louis Vuitton Pacific Series, l’evento con le barche d’America’s Cup Class (ACC) che in questi giorni ha tanto fatto parlare di sé con i suoi colpi di scena, i suoi partecipanti, la sua fantastica nonché spettacolare location e le sue rivelazioni.

Da poco più di quindi giorni si è chiusa però anche un’altra avventura, quella targata Shosholoza, di Paolo Cian, Tommaso Chieffi e di tutti quelli che con loro hanno preso parte a questa importante competizione.

Un’avventura caratterizzata, come detto, da tanti di colpi di scena; ebbene questi ci sono stati e come, positivi e negativi, come normale che sia. Shosholoza, in questo evento, ce ne ha saputi regalare tanti, come tante sono anche le emozioni che ci ha fatto provare e vivere: ci hanno fatto tremare il cuore gli scorsi di potenza, determinazione e bravura che certo non si sono fatti attendere e che ci hanno permesso in modo più che dignitoso di tenere testa ai più forti. Ha saputo però anche regalarci, se ciò mi è permesso, la consapevolezza, più volte espressa in alcune interviste anche da Paolo Cian che, essendosi alzato di moltissimo il livello rispetto alla 32esima edizione dell’America’s Cup, non è bastato, per fare bene e meglio dei precedenti eventi, migliorare e potenziare alcune posizioni dove si temeva vi fossero delle debolezze. Difatti, come si è avuto modo di vedere sul campo di regata, il miglioramento apportato, dato il fatto che anche gli altri team hanno operato con la stessa logica, è stato quasi del tutto azzerato.

Ora come ora, dopo questi Louis Vuitton Pacific Series, facciamo il punto della situazione e redigiamo una specie di bilancio: il bilancio, se guardiamo il tabellone dei punti e il nostro ‘miglioramento azzerato’, è negativo. Predisponiamo però un’analisi approfondita di ciò che è stato l’evento e di ciò che di negativo c’è stato; a questo punto non mi resta che esprimermi con parole più adeguate: il bilancio finale è sì negativo ma non del tutto. Da esso occorre necessariamente estrapolarne il ‘buono’, ciò che di positivo può esserci anche in una sconfitta su un campo di regata, e tramutarlo in esperienza ‘positiva’ per i prossimi eventi che ci vedranno in acqua.

Perché dico questo? Perchè mi preme specificare che Shosholoza non è una persona, non è un automatismo. Shosholoza è un gruppo che ha bisogno di crescere, e che per crescere ha bisogno di tempo, di passione, di speranza, di appoggio. Shosholoza è un gruppo ho detto poc’anzi ma, se volessi meglio specificare e utilizzare così un sostantivo più appropriato, dovrei parlare di famiglia: Shosholoza è una grande famiglia e, come ogni grande famiglia, per crescere ed avere la giusta coesione, ha bisogno di tempo.

Per questo, per il futuro, soltanto l’idea di arrendersi, abbandonare e non costruire, non rischiare e non credere suonerebbe come una sconfitta ancora più amara di quella raccoglibile su un campo di regata: è in un’ottica di lungo periodo che vengono distinti i vinti dai vincitori, i campioni da quelli semplicemente bravi.

Presa di coscienza, così, per il futuro, di un dato di fatto, di una nuda e cruda realtà: basta poco per essere un gradino più alto e scavalcare chi ha superato quel gradino prima di noi.

“Impara l’arte e mettila da parte” si suol dire; l’arte, a mio parere, è appresa, basta semplicemente ricordare che il più avvincente, emozionante ed adrenalinico match di questi Louis Vuitton Pacific Series è stato proprio quello che vedeva in acqua Shosholoza contro Luna Rossa (perso dai sudafricani solo a causa di una penalità); e cosa dire della sconfitta più pesante in questa competizione: il defender Alinghi l’ha ricevuta proprio contro Shosholoza. Basta pensare a queste due isolate regate per averne dimostrazione. Un caso?

Quella vittoria contro il defender, trascorso indelebile da incorniciare al muro come un trofeo, aveva alzato il morale di tutti, aveva rappresentato il riscatto dopo giorni di errori, cattive interpretazioni, circostanze contrarie e distrazioni che, anche se con dignità come detto prima, ci avevano portato evidentemente (e con non poco stupore) ad agguantare un amaro posto in classifica. Quella vittoria aveva anche rappresentato un mezzo attraverso il quale i nostri ragazzi sudafricani e non, potessero rinforzare la loro autostima, un mezzo attraverso il quale avere la possibilità di dimostrare in modo chiaro e limpido il potenziale che Shosholoza aveva ed ha a disposizione.

Ora non ci resta che chiudere questo capitolo e questo evento, mettercelo alle spalle, e proiettare lo sguardo verso quelli futuri, con la consapevolezza che bisogna lavorare il doppio e il triplo di quello che già si è fatto, ma che non occorre ‘strappare le radici’ e riseminare da capo perché i frutti possano essere in futuro più dolci.

Mi domando, cosa è mancato? Un plus, un piccolo plus e un po’ di fortuna che sempre serve.

A questo punto se è consuetudine dire che l’importante non è vincere ma partecipare, ciò non è vero quando l’obiettivo principale è portare a casa risultati. Ma perdere è una cosa, perdere con onore ne è un’altra, e per questo ritengo doveroso che si riveda e si risolvano i problemi con la stessa pazienza e passione che da sempre ha accompagnato il Comandante Sarno in questa lunga avventura chiamata Shosholoza, chiamata riscatto di un popolo, quello sudafricano. Occorre per il futuro inventariare le nuove idee, raddrizzare le vecchie, sostituire quelle malfunzionanti; occorre rivedere pensieri e progetti, abbattere le incomprensioni di bordo e sostituirle con il sincronismo perfetto.

Basta poco per aggiungere quel plus, lo so. Ma ci credo, e con me scommetto che ci credono tutti quelli che in Shosholoza non vedono soltanto una barca, un team, ma un modo di vivere, di fare, una famiglia.

Alla prossima avventura Shosholoza, alla prossima…

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25/02/09

Un orologio per un sorriso, by BREIL MILANO...

Un piccolo grande gesto d'affetto...

Acquistando un orologio Mediterraneo Breil Milano for Team Shosholoza, tra il 1 aprile 2009 e il 31 dicembre 2009, si regalerà un sorriso ai bambini del Sud Africa. Parte del ricavato della vendita dell’orologio, infatti, sarà devoluta in beneficenza alla Fondazione Izivunguvungu, un centro velico per ragazzi disagiati situato a Simon’s Town, vicino a Cape Town in Sudafrica. Izivunguvungu significa: vento forte e fulmineo, nella locale lingua Isizulu.


Espressamente creato per il Team e per tutti gli appassionati di nautica l’orologio sarà in vendita nei migliori negozi specializzati e nelle boutique Breil Milano.

Ogni acquirente di un orologio Mediterraneo Breil Milano for Team Shosholoza che ne farà richiesta riceverà a casa il disegno originale di un bambino del centro Izivunguvungu.

Il centro velico è stato fondato nel 2001 da due famosi velisti sudafricani e da allora ogni anno accoglie 170 studenti. Ogni pomeriggio, dopo aver ricevuto una regolare istruzione scolastica, 20 ragazzi imparano prima a nuotare e poi ad andare a vela. Molti studenti rimangono nella scuola dove diventano istruttori di vela per i più piccoli e dall’anno della fondazione ben 5 studenti hanno rappresentato con successo il Sudafrica in competizioni veliche internazionali. Anche Team Shosholoza, la challenger sudafricana dell’America’s Cup, ha trovato alcune delle più giovani reclute alla Fondazione Izivunguvungu.

Breil Milano & Team Shosholoza

A novembre 2007 Breil Milano ha annunciato il proprio ingresso nel mondo della vela con la sponsorizzazione del team di Coppa America Shosholoza. Una collaborazione che suggella l’incontro di due squadre che condividono passione, impegno, orgoglio e l’audacia di voler realizzare i propri sogni.

Sulla scia delle parole della famosa canzone sudafricana “Shosholoza” – che significa andare avanti, uniti - Breil Milano sposa lo spirito del primo team africano, guidato dalla dedizione del suo italianissimo armatore: il Comandante Salvatore Sarno.

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31/01/09

Un messaggio dal Comandante Sarno...

Sono arrivati centinaia di messaggi di supporto da tutto il mondo al Team per questa amara sconfitta nella prima regata dei Louis Vuitton Pacific Series di Auckland, Nuova Zelanda.

Ma il messaggio più profondo e passionale non poteva che essere scritto dal fondatore del Team, il Comandante Salvatore Sarno, il quale, anche se non presente ad Auckland per l’evento, ha voluto, per mezzo di una e.mail, esprimere il suo dispiacere per non essere con tutto il Team in Nuova Zelanda.
Il Comandante, infatti, si trova a Durban (Sud Africa) dove segue con attenzione le regate tramite internet.

Questa è l’e.mail recapitata a Di Meek, portavoce del Team Shosholoza:

Mai come in passato, mai come oggi, mi pento di non essere fisicamente li con voi. Sento nel mio stomaco una strana sensazione; è la stessa che avevo quando vincemmo la nostra prima regata con “Victory” e quando coronammo uno dei nostri sogni battendo Luna Rossa. So che avete lavorato sodo e che ognuno di voi darà il massimo affinchè tutto il mondo possa vedere la bandiera sudafricana sventolare forte.

Come sapete Shosholoza ha conquistato un posto particolare nei cuori dei tifosi, quegli stessi tifosi che vi accompagnano con il loro entusiasmo e che soffriranno e esulteranno nel guardare le vostre regate.
Ricordate sempre di essere umili nella vittoria e orgogliosi nella sconfitta.

Questo è, semplicemente, Shosholoza.

Salvatore Sarno.

Un’altra cosa da menzionare è stata la piccola festa di compleanno in onore dello stratega Kiwi Camoron Appleton; festa degnamente condita con una torta squisitamente preparata dallo Sky City Hotel di Auckland, l’hotel dove sono ospitati tutti i Team partecipanti ai Louis Vuitton Pacific Series.

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(Picture by Giuliano Luzzatto)




19/01/09

Pensieri al vento - Shosholoza: l'anima della vela.

Un giorno di non molto tempo fa lessi di un treno che tra la fine dell´Ottocento e i primi del Novecento correva dalla Rhodesia (oggi Zimbabwe) al Sudafrica e lessi che su quel treno migliaia di minatori neri, costretti a una vita di stenti e di fatiche nelle miniere d´oro del Transvaal, cantavano un´antica canzone: Shosholoza, che in lingua zulu significa "spingi avanti", "fai spazio" ed indica la corsa senza sosta verso la meta.

Fu da questa canzone che partì tutto; a distanza di oltre un secolo, quel nome legato alle radici e vagheggiante un sogno di libertà, comparve sulla fiancata della prima barca sudafricana della storia della Coppa America pronta a veleggiare nell’edizione di Valencia: Shosholoza si disse e si scrisse, l’anima della vela, the soul of saling.


Basta leggerne le parole o ascoltarne la musica per sentirsi subito coinvolti nel sogno sudafricano, basta sapere che dietro ad un’impresa di siffatta importanza vi è un italiano, come diremo noi dalle nostre parti o’ Comandante Sarno, approdato per lavoro e passione nella città portuale di Durban da tantissimi anni.

Basta pensare che Nelson Mandela e il premio Nobel per la pace l’Arcivescovo Desmond Tutu da subito entusiasti dell’idea hanno appoggiato il progetto del Challenger sudafricano, hanno premuto e pregato affinchè questo sogno si realizzasse e ne hanno condiviso gioie e dolori durante le regate in giro per il mondo.

E come dimenticare che tra le Egadi, nei Louis Vuitton Act di Trapani del 2005, Andrew Mlangeni, per ventisei anni compagno di carcere dell' ex presidente sudafricano nella cella di Robben Island e membro del Parlamento delle prime elezioni democratiche, scorazzava come diciottesimo a poppa incurante della pioggia che scendeva a secchiate e dello schioccare dei fulmini?


Bhè, questo è lo spirito di Shosholoza. Ricordo con piacere quando il Comandante Sarno disse: “abbiamo tutti i problemi di questo mondo, abbiamo un budget limitato, siamo meno esperti degli altri, ma abbiamo uno spirito di squadra che nessun altro ha. Dobbiamo conservarlo. Ricordate quello che abbiamo passato e che passiamo tutt’ora? Non siete dei professionisti, ma tutti insieme con la nostra fiducia abbiamo qualcosa di molto più grande, di molto più forte degli altri. Non dobbiamo cambiare perché nel momento in cui cambiamo, nel momento in cui pensiamo ai soldi, ai grandi affari, siamo finiti. Cosa pensate che non ricordo quante difficoltà avevate? Pensate sia cieco? Non sono affatto cieco. Ero orgoglioso di voi come lo sono oggi”. Il suo messaggio inneggiava alla indifferenza verso i complessi e costosi meccanismi tipici di una competizione così importante, “pensiamo a noi” diceva con toni forti, “pensiamo solo a noi stessi, alleniamoci e guardiamo avanti”.


E questi ragazzi venuti dal nulla, molti dei quali non avevano mai messo piede prima dell’RSA-48 (l’ex Luna Rossa di Auckland) e poi sull’RSA-83 (progettata e costruita in Sud Africa) su una barca di quelle dimensioni, hanno dimostrato, coadiuvati da validissimi velisti di fama internazione e classe da vendere come Paolo Cian e Tommaso Chieffi, che con la forza, la determinazione e senza pregiudizi si può raggiungere qualsivoglia risultato e riscattare così la propria posizione.

Dopo spettacolari Louis Vuitton Act e un avvincente Louis Vuitton Cup dove il Team ha raccolto, in maniera alquanto soddisfacente, ottimi risultati nel primo e nel secondo Round Robin, un altro obiettivo si pone fisso agli occhi del Team. Questo obiettivo si chiama Louis Vuitton Pacific Series. Questo obiettivo si chiama Auckland. Questo obiettivo si chiama Vittoria…

Ora a conclusione la domanda che mi pongo spontaneamente è: cosa resta di un America’s Cup martoriata da continui casi legali, aule giudiziarie e scontri per corrispondenza? E la risposta che mi dò, altrettanto spontaneamente, è: ciò che resta è lo Spirit of Shosholoza, è la consapevolezza che soltanto con il lavoro di gruppo, la coesione, la speranza in un futuro migliore si possa così rinnovare l’avvento di una nuova “aetas aurea” (età dell’oro) così come profetizzato dal poeta mantovano Virgilio.

Questo scritto poiché come anche la mia Lega Navale insegna non è sufficiente saper fare e fare bene, occorre anche farlo sapere.

Grazie per l’attenzione e buon vento a tutti affinchè questo 2009 sia un anno ricco di successi.


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12/01/09

Direzione Auckland. Dagli allenamenti a Valencia ai mari della Nuova Zelanda. Louis Vuitton Pacific Series stiamo arrivando...

Questa di Valencia è la prima volta in mare per l’equipaggio italo-sudafricano di Shosholoza dall’inizio del 2009; prove generali per l’RSA-83 e i ragazzi del Team prima del trasporto ad Auckland ed i successivi Louis Vuitton Pacific Series che partiranno precisamente tra diciassette giorni.

“Fa molto freddo in questi giorni, ci sono in media circa sei gradi, piove, onda lunga e poco vento. Eppure i ragazzi sono tutti ansiosi di uscire ed allenarsi. Escono alle 9.30 del mattino per ritornare verso le 16.30 del pomeriggio: c’è grande voglia di fare”. Con queste parole Jo Lees, Shore Team Manager, ci ha introdotto nella preparazione al grande evento di Auckland e ci ha descritto gli stati d’animo dell’equipaggio.

Anche Paolo Cian, sempre concentrato e preciso al timone di Shosholoza, sprona continuamente tutti affinchè si possa raggiungere un ottimo livello, una simbiosi perfetta e anche affinchè si possano risolvere repentinamente i problemi meccanici come quello delle drizza dello Spinnaker che, nei primi ore di allenamento, ostentava a funzionare e che ha richiesto qualche ora di lavoro in più per tutti.

Il tempo perso va recuperato e per questo si lavora fino a tarda sera e si è in acqua più del dovuto. Le prove sono prove e se sono generali, in attesa del grande evento di Auckland, richiedono maggiori sforzi e maggiori sacrifici da parte di tutti.

“Riprendere i nostri ritmi di un tempo non è stato difficilissimo se non per le condizioni meteo. Abbiamo comunque preparato tutto in tempo per prendere parte agli allenamenti contro gli altri Team” ha dichiarato Paolo Cian. Shosholoza infatti si allenerà proprio contro il nuovo Team Italia Challenge, il veterano Luna Rossa ed il Defender, il detentore della Coppa America, Alinghi.
“I Team sono tutti all’opera come un tempo. E’ bello essere ritornati qui” ha aggiunto.

Shosholoza continuerà ad allenarsi a Valencia nei prossimi giorni fino al 18 gennaio quando tutti voleranno in
Nuova Zelanda. Ad Auckland continueranno ad allenarsi dal 24 al 29 gennaio per poi iniziare i Louis Vuitton Pacific Series il giorno 30. L’evento di Auckland terminerà poi il 14 febbraio.


Nel frattempo gli organizzatori della Louis Vuitton Pacific Series hanno confermato che dieci diversi Team, provenienti da nove diversi Paesi, si sfideranno nelle acque di Auckland e saranno ospitati nel porto di Waitemata per questo speciale evento creato da Louis Vuitton.
Peculiarità dell’evento è anche un uno-ad-uno tra due barche neozelandesi (NZL 92 e NZL 94) e due barche americane di BMW Oracle (USA 87 e USA 98).

Le due barche americane sono state appositamente fatte trasportare dal Comandante Sarno con una Nave della M.S.C. poco prima di Natale. Li una trentina di Kiwi e di americani hanno lavorato durante tutto il periodo natalizio affinchè attrezzature e piani velici delle rispettive imbarcazioni fossero il più simili possibile.

Una conferenza stampa di due giorni fa ha chiarito che sarà Dean Barker, già vincitore dell’America’s Cup e della Louis Vuitton Cup della 32esima scorsa edizione, a timonare la barca del Team di casa.

Il Team italiano di Luna Rossa, vincitore della Louis Vuitton Cup nel 2000 e semifinalista a Valencia, avrà Peter Holberg al proprio timone mentre Roussel Coutts, tre volte vincitore dell’America’s Cup (nelle Edizioni dal 1995 al 2003), sarà al timone del Team americano di BMW Oracle.

La Francia sarà invece rappresentata da K-Challenge. Il giovane Skipper dell’imbarcazione, Sebastian Col, fu timoniere del Team a Valencia ed è campione del mondo di match racing: è primo nel ranking dei migliori match racer al mondo.

Novità dalla Gran Bretagna con Team Origin fondato dal Royal Thames Yacht Club. Ben Ainslie, uno dei più importanti velisti olimpionici della Gran Bretagna vincitore di ben tre medaglie d’oro e di un argento, timonerà questa imbarcazione mentre Ian Percy, medaglia d’oro nella Classe Star in Cina l’anno scorso, sarà alla tattica.

Per China Team sarà il due volte campione del mondo di Match Racing a prendere il timone ad Auckland. Il Team cinese ha partecipato per la prima volta alla 32esima America’s Cup ed ha la propria sede al Qingdao Yacht Club.

Team Shosholoza, primo sfidante in assoluto del Continente africano nella storia dell’America’s Cup, avrà al proprio timone Paolo Cian, terzo nel ranking ISAF del match race.

Damiani Italia è un nuovo Team nato dal Circolo Canottieri Aniene e dal Club Canottieri di Lauria, due dei più vecchi Yacht Club d’Italia. Vasco Vascotto, contendente il mondiale TP52, sarà tattico e skipper, mentre Francesco Bruni sarà il timoniere.

Il Team costituito più di recente è quello grego. Greek Challenge si sta allenando con barche prese in prestito a Valencia. Fautore del Team è l’uomo d’affari greco-canadese Sotiris Buseas che sta ancora negoziando con una timoniere ed uno skipper di fama internazionale.

Lo skipper e tattico Brad Butterworth ed il timoniere Ed Baird, infine, saranno impegnati anche per questo evento con gli svizzeri di Alinghi.

I Louis Vuitton Pacific Series sono stati organizzati in collaborazione con il Governo neozelandese, Emirates Team New Zealand, il Royal New Zealand Yacht Squadron, la città di Auckland e lo Sky City Entertainment Group.

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(Picture by Kelly Lees)

11/01/09

Una dedica particolare a tutti noi tifosi...

Sono felicissimo per questa particolare dedica che il Comandante Salvatore Sarno ha voluto dedicare a tutti noi tifosissimi di Shosholoza. Buon vento a tutti!

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Un caffè col Comandante Sarno: bilancio di fine 2008 e progetti, programmi e prospettive per il 2009...

D: Comandante Sarno qual è secondo lei l’attuale situazione dell’America’s Cup e quali barche si costruiranno con le regole della nuova classe che si stanno per varare?

Comandante Salvatore Sarno: Penso che con le nuove regole uscirà fuori qualcosa di interessante, qualcosa che sarà vicino alla famosa AC90 già determinata in passato ma che comunque rivoluzionerà l’America’s Cup. Devo ammettere che Alinghi si sta comportando molto democraticamente perché stanno ascoltando tutti i suggerimenti degli altri Team, specialmente quelli degli spagnoli, dei neozelandesi, i nostri; così sta uscendo fuori di comune accordo qualcosa di molto bello e principalmente qualcosa sul quale sono d’accordo tutti i migliori architetti navali coinvolti nell’America’s Cup. Il problema però è molto semplice: a oggi, 4 gennaio, questa nuova classe non è stata ancora definita al cento per cento. So che ci manca poco, un'altra o due riunioni, e poi uscirà fuori il risultato finale, ma comunque resta il fatto che tale risultato finale non c’è ancora.

D: Ciò a cosa porta?

Comandante Salvatore Sarno: Porta al fatto che tutto viaggia un po’ in ritardo. Considerando il fatto che con queste nuove barche si vorrebbe fare l’America’s Cup nel 2010 (probabilmente nei mesi di maggio, giugno, luglio) devo dire che siamo un po’ tutti in enorme ritardo.

D: Perché si è in enorme ritardo?

Comandante Salvatore Sarno: E’ semplicissimo. Una volta definiti i parametri di queste barche, un architetto ha bisogno di un minimo di sei mesi completamente dedicati e concentrati alla progettazione di questa nuova imbarcazione per tirar fuori i disegni. Parliamo nello specifico di Alex Simonis e del suo Team, nostri Designer. Appena definiti i parametri lui partirà con i lavori per la progettazione dell’imbarcazione ma ci vorranno come minimo sei mesi per tirar fuori i disegni, che non sono quelli finali ma che sono quei disegni per cominciare la costruzione. Così la costruzione non potrà cominciare prima di luglio; tenendo conto che i parametri saranno definiti a fine gennaio e circa sei mesi per la progettazione, si arriva a luglio. Si parte dal mese di luglio con la consapevolezza che per costruire una barca del genere ci vogliono come minimo 30.000 ore di lavoro, quindici/venti persone impegnate totalmente nella costruzione e, ancora una volta, sei o sette mesi di intenso lavoro: si arriverebbe così ad avere un’imbarcazione entro gennaio/febbraio del 2010. A gennaio/febbraio però l’imbarcazione non è pronta per l’America’s Cup; in quell’eventuale periodo l’imbarcazione viene varata, va in acqua e poi deve essere necessariamente testata. Dopodiché ci vogliono altri mesi di prove, fino ad arrivare a maggio/giugno del 2010: in questo periodo possiamo dire di essere già ai limiti massimi poiché anche soltanto un’eventuale e semplice rottura potrebbe portarti fuori limite di tempo.
Ciò detto nell’eventualità che questi parametri vengano definiti entro la fine di gennaio. Se però questi parametri non vengono definiti entro la fine di gennaio ma entro la fine di febbraio si va completamente fuori, a meno che l’America’s Cup non venga organizzata il mese di settembre.

D: Quindi potremmo dire che il connubio enorme ritardo e assenza, per adesso, di un preciso progetto per questa 33a Coppa allontanano interessi e sponsor dall’America’s Cup?

Comandante Salvatore Sarno: Si, enormemente. Teniamo proprio presente che a causa di questa incertezza gli sponsor sono più restii a concedere finanziamenti e che per pagare un Team di designer c’è necessariamente bisogno di uno sponsor. Oggigiorno un Team normale, a parte i grandi, deve andare in cerca di uno sponsor per iniziare a lavorare; uno sponsor per concedere finanziamenti ad un Team di Coppa America ha bisogno di certezze, di un progetto. Il caso legale tra Oracle e Alinghi non è ancora chiuso; nel caso in cui sarà accettato, dal Giudice Callan della Corte Suprema di New York, il controappello di Oracle, è ancora viva la possibilità che si faccia quella famosa sfida tra catamarani. L’America’s Cup Management in questo caso ha comunque assicurato sullo svolgersi di alcuni eventi trasversali l’America’s Cup come questi di Auckland che inizieranno proprio a breve.
Il problema a questo punto è sempre lo stesso: non avere nessun tipo di certezza porta a bloccare tutto, progetto, costruzione, evento. Se non si comincia a febbraio, come si può essere pronti per giugno o luglio che sia del 2010? La situazione non è stata chiarita. Da ciò si deduce che questa situazione di prontezza da parte di tutti i Team è più che altro rivolta a trasmettere un chiaro segnale di attività e voglia di cominciare sia al Giudice Callan della Corte Suprema di New York che a tutti i tifosi. Tutti pronti, d’accordo, contenti di questa nuova formula che si sta studiando: il punto è che ci troviamo tutti però in una situazione di incertezza. La diatriba tra Oracle e Alinghi potrei dire che ha fatto ‘teoricamente’ bene alla Coppa poiché scorgo più dialogo e comunicazione tra il resto dei Team proprio per tirar fuori qualcosa di buono. Ma si sta facendo perché è quella la strada o perché qualcuno vuole dimostrare alla Corte che non è un lupo ma un agnello? Non saprei. In definitiva però la situazione è molto difficile, a meno che non si decida di riorganizzare la Coppa con le Version 5: riorganizzarla con le stesse barche potrebbe essere anche un bene perché le risorse di cui si occorre sarebbero molto più limitate, dimezzate. Perché non farla con le stesse barche apportando qualche piccolo cambiamento?

D: Inizialmente, al nascere della diatriba tra Oracle e Alinghi, si era già pensato di rifare l’America’s Cup con la Version 5, giusto?

Comandante Salvatore Sarno: Si, però era comunque iniziale. Ovvero, le nostre barche Version 5 venivano utilizzate soltanto per delle regate iniziali alla 33a America’s Cup: eravamo già tutti pronti a partire nel 2008 e poi nel 2009 con i Louis Vuitton Act. Però già all’epoca di tali idee eravamo a settembre ed io avevo già ingaggiato il Team dei disegnatori perché cominciando a settembre non avremmo sforato i tempi per maggio. Ora però siamo già a gennaio e faccio un paragone con quello che stavamo facendo l’anno scorso: l’anno scorso partendo a settembre ce l’avremmo fatta poiché avevamo due o tre mesi di tempo per testare le barca, il che era molto promettente perché ci saremmo trovati tutti nella stessa situazione. Io pensavo addirittura che sia Alinghi che Oracle si comportassero come dei novizi poiché correvano il rischio di perdere molto: con una barca ‘mostro’ come l’AC90, non avente parametri sulla superficie velica (si sarebbe potuta invelare a propria discrezione), avente come parametri standard per tutti la massima lunghezza, il pescaggio e il peso, un Team piccolo poteva rischiare il tutto per tutto e vincere mentre, un Team ‘milionario’, sbagliando qualcosa e non rischiando il tutto per tutto avrebbe potuto affondare una campagna di ‘cento milioni’ e non vincere la Coppa America.

D: Quindi la loro paura era mettersi al pari con tutti quanti gli altri avendo comunque reclutato più campioni e avendo speso più capitali?

Comandante Salvatore Sarno: Esatto, proprio perché con quella formula c’era il pericolo che con questa libera scelta è possibile che un Team rischi di più e un altro invece rischi di meno. A una squadra potente come Alinghi, come Oracle o come i neozelandesi di ETNZ, convengono maggiormente dei parametri che mettano tutte le imbarcazioni più o meno sullo stesso livello in modo che la differenza la faccia poi l’esperienza, l’equipaggio, il timoniere.
Parametri a parte rimane comunque ferma per il futuro la proposta di Alinghi, che a me d’altronde piace molto, di una sola barca, di fare gli allenamenti tutti insieme per così evitare campagne lunghe tre o quattro anni evitando la famosa storia del divieto per chi fa parte di un Team di diversificare e quindi magari fare anche qualche altro lavoro: questo ridurrà enormemente le spese e ridurrà inoltre i famosi vantaggi delle squadre plurimilionarie.
Immagina che quando confronti due stesse barche dello stesso Team e devi così avere due ottimi equipaggi che sono allo stesso livello, stesse vele, etc., una campagna di Coppa America costa il doppio. Il vantaggio per chi se lo può permettere è enorme, poi dipende anche chi questo vantaggio lo paga. Ricordo per esempio il caso di Oracle durante gli allenamenti: io ero convinto che Oracle frenasse la barca, che lo facesse appositamente per non scoprire agli altri Team di avere una barca velocissima. Ho tantissime fotografie con Oracle dietro di noi in allenamento, o di bolina o di poppa che fosse Oracle era sempre dietro costantemente.
Durante la serata di Louis Vuitton svoltasi a Valencia, Bertarelli mi chiese secondo me quale fosse la barca più veloce della scorsa 32a America’s Cup; io risposi senza esitare “Oracle” poiché ero convinto che una campagna di quattro anni, fior di milioni spesi, migliori architetti ingaggiati, migliori atleti nel Team portassero ad ottenere i migliori risultati. Le nostre due regate perse contro di loro sono addebitabili a nostri errori, al fatto che non li abbiamo coperti, non al fatto che loro erano stati più bravi di noi.

D: Forse è anche quella una delle tante cose che hanno per così dire fatto arrabbiare Larry Hallison.

Comandante Salvatore Sarno: Si, proprio così perché queste cose nell’America’s Cup succedono. Ricordo che quando parlai con Vittorio Landolfi, famoso ingegnere strutturale di Napoli (che produsse il primo nostro albero, poi spezzatosi non per colpa sua ma per colpa del nostro architetto navale che sbagliò a dargli gli spessori giusti), rimasi stupito quando mi disse che nella stragrande maggioranza delle volte, essendo lui l’addetto alla vasca, su un centinaio di modelli testati questi presentavano quasi le medesime caratteristiche.
Cambiare la nostra prima Luna Rossa, l’RSA-48, era impensabile non per questioni direttamente economiche, ma anche per il fatto che modificando la barca i nostri ragazzi non sarebbero potuti uscire in mare e non si sarebbero così potuti allenare: fu così che decidemmo di partire con i lavori per la costruzione dell’RSA-83. Devo aggiungere che abbiamo costruito l’RSA-83 senza nessuna prova in vasca tenendo presente solamente che secondo noi la barca sarebbe dovuta essere molto più stretta: le regole però erano le stesse per le IMS, ovvero con le murate dritte. Quindi noi abbiamo progettato e costruito questa barca e solamente dopo, partendo da questa barca, abbiamo fatto una dozzina di modelli. Alla fin fine comunque non credo che ne abbiamo tenuto tanto conto proprio in virtù del fatto che i segnali risultanti dalle prove in vasca ci hanno messo nelle condizioni di migliorare soltanto la prua.

D: Ma la domanda che viene spontanea è: il pubblico vuole un’America’s Cup con un Team che spende poco ed ha un budget limitato o continua ad amare la vecchia storia dei cento milioni?

Comandante Salvatore Sarno: Non saprei. Ricordo comunque la risposta che diede Grant Dalton ad un giornalista che gli chiese se sentiva che il suo Team avesse delle inferiorità rispetto agli altri grandi Team presenti alla Coppa proprio perché Emirates Team New Zealand avesse un budget più ridotto rispetto ad Alinghi, Oracle o Luna Rossa. Lui semplicemente risposte con un “se avessi avuto altri finanziamenti non saprei cosa ne avrei dovuto fare, considerato il fatto che con quelli che abbiamo ricevuto siamo riusciti a fare ed avere tutto quello di cui occorrevamo”. Credo che la risposta sia tutta li, ed è quello che Alinghi dice di voler fare: diminuire queste spese, il che potrebbe essere ottimo per la Coppa America.
Ritornando alla Coppa del 2010, a parte i problemi tecnici poc’anzi accennati, ci sono poi i problemi economici: il mondo è in crisi. Non si possono pretendere dalle società facili interessi per la Coppa e facili finanziamenti per la stessa. Tutto è partito da ottobre, l’enorme crisi che ha colpito tutti, e in special modo nel nostro campo (lo Shipping n.d.r.), non permette ai Team di poter disporre delle risorse di cui realmente necessitano per porre in essere progetti concreti per la nostra Coppa.

D: A parte il fatto che a scarseggiare è tempo e denaro, possiamo dire che il 2010 sarebbe un anno strategicamente sbagliato in virtù del fatto che è anche l’anno dei mondiali di calcio?

Comandante Salvatore Sarno: Certamente. Per anni, l’America’s Cup Management non ha fatto altro che ripeterci che non vi sarebbe mai potuta essere una Coppa nel 2010 e ci ha sempre spiegato con precisione che per le stazioni televisive, avendo anch’esse un budget, se un canale impiega dei capitali per trasmettere gli incontri dei mondiali non più sopperire all’acquisto anche dei diritti televisivi per l’America’s Cup. Ora tutto ad un tratto si parla di una Coppa nel 2010 e per questo penso che dietro queste voci ci sia la volontà, la voglia e l’intenzione di essere su un campo di regata per una manifestazione così importante.

D: E’ del 12 dicembre la notizia che i team hanno concordato tre eventi di America’s Cup da disputare a Valencia nel 2009, indipendentemente dall’appello di BMW Oracle in corso a New York. Precisamente fonti ufficiali affermano che il programma della 33a America's Cup prevede due pre regate a Valencia nel 2009 (e per questo è in corso la definizione dell’accordo finale con la Città), la prima a luglio e la seconda ad ottobre, oltre alla regata annuale del Club Náutico Español de Vela a novembre. L’America's Cup quindi si disputerà l’anno successivo, nel 2010. Cosa sa dirci a riguardo?

Comandante Salvatore Sarno: Penso che se i Campionati del Mondo si disputano nel mese di giugno, l’America’s Cup potrebbe disputarsi nel mese di luglio. Però ritorniamo comunque al discorso fatto precedentemente, ovvero, se una emittente ha impiegato enormi capitali per trasmettere gli incontri dei mondiali non può anche sopperire all’acquisto dei diritti televisivi per l’America’s Cup. Mi chiedo a loro chi glie lo fa fare (all’America’s Cup Managemente n.d.r.) di rinunciare ai proventi derivanti dai diritti televisivi affrettandosi per il 2010 e non aspettare il 2011.

D: Credo sia anche una questione legata alle società che non finanziano i Team, ovvero occorre aspettare che la crisi passi così che le società possano perseguire i propri interessi partecipando all’America’s Cup e finanziare i Team.

Comandante Salvatore Sarno: Certo. Il problema della crisi mondiale è un problema che è iniziato come detto prima secondo me i primi di ottobre. Se non si fosse verificato questo duro momento, avendo un programma più chiaro, credo che le società non avrebbero avuto problemi per finanziare l’America’s Cup per il 2010. Stando a queste recente news (dell’America’s Cup Management del 12 dicembre n.d.r.) sarebbe comunque difficile presentarsi ad uno sponsor per richiedere finanziamenti fin quando non saremmo arrivati alla definizione finale del programma e sapremo dire con certezza ‘quando’.
Penso comunque che si sta lavorando per ottenere un buon programma ma che tecnicamente non si possa essere pronti per giugno, luglio o agosto; ovvero per quelle date si può benissimo iniziare ma con la Version 5. L’anno prossimo per esempio si potrebbe organizzare un altro evento, per esempio a Trapani, posto stupendo per la vela, ma sempre con la Version 5: why not?! Quindi organizzare una serie di eventi per poi organizzare la Coppa nel 2011. Potrebbero inoltre per esempio fissare un limite entro il quale ogni Team non possa varare la nuova Classe.

D: E con riguardo al fatto che a breve inizieranno proprio i Louis Vuitton Pacific Series in Nuova Zelanda?

Comandante Salvatore Sarno: Il Team dall’8 al 18 gennaio sarà a Valencia per una serie di allenamenti con Alinghi e Luna Rossa, mentre il 20 si parte per Auckland. Ci presentiamo a questi Louis Vuitton Pacific Series in Nuova Zelanda con una buona squadra: ci sono tantissimi ragazzi italiani delle Fiamme Gialle insieme ai nostri sudafricani e per questo credo che sia la miglior squadra che Shosholoza abbia avuto fin’ora. Ci sono però ancora dei punti discordanti perché ad esempio Alinghi vorrebbe partecipare alle regate di selezione contro il volere di tutti, Emirates Team New Zealand, organizzatore dell’evento di Auckland e regate ad eliminazione da disputare a parte, vuole ritrovarsi già in finale indipendentemente dall’andamento delle regate stesse. Quindi un po’ di confusione.

D: E con riguardo all’idea proposta a Bruno Trouble di un Louis Vuitton Indian Ocean Cup da svolgere a Durban nel maggio-giugno del 2009?

Comandante Salvatore Sarno: Si con riguardo ai Louis Vuitton Indian Ocean Cup è successo che Alinghi intende organizzare proprio un evento a Valencia per quei mesi e quindi penso che Bruno Trouble ritornando sui suoi passi riorganizzerà l’evento di Valencia scavalcando l’evento di Durban: penso comunque che sia normale un’idea del genere proprio per il fatto che tutte le barche si trovano già a Valencia e trasferirle eventualmente a Durban sarebbe costato molto per tutti.

D: Passiamo a tutt’altro argomento: a che punto è il progetto del film-documentario “O’ Comandante” di Angelo Serio?

Comandante Salvatore Sarno: E’ a un buon punto, credo che a breve potremmo vedere qualcosa.

D: Ritornando al Team, Jason Ker è ormai un ricordo del passato ed ebbi modo di ascoltare una sua (del Comandante n.d.r.) dichiarazione dove mostrava tutta la sua rabbia per questo gesto inconsulto del suo ex designer. Ora c’è comunque Alex Simonis che scalpita nell’attesa dell’ok per la progettazione della nuova Classe. Grande potenziale a disposizione (per menzionare solo alcuni successi nella Sydney Hobart con Nicorette I e Nicorette II, nonché una brillante vittoria nella regata transatlantica ‘Cape to Rio’): è felice di aver ingaggiato proprio lui e il suo Team di disegnatori?

Comandante Salvatore Sarno: Questa cosa di Jason Ker mi ha fatto prima arrabbiare e poi particolarmente divertire poi. Lui si fece a luglio scorso rinnovare il contratto e poi alla fine di settembre mi telefonò una sera e mi disse che si trasferiva dai tedeschi perché lo pagavano di più e gli davano, a sua detta, più garanzie. Mi arrabbiai molto a suo tempo poiché fu di una scorrettezza unica; mantenne invariato il mio rinnovo e poi si trasferì non appena ne ebbe l’occasione. Mi sono invece divertito molto quando un mese fa mi ha telefonato e mi ha chiesto di ritornare perché ora sono i tedeschi ad essere in forse. Con riguardo ad Alex Simonis sono felice di averlo ingaggiato e sicuro che faremo grandi cose insieme.

D: Tirando le somme potremmo dire che comunque la partecipazione alla 32a America’s Cup e tutto ciò che poi si è susseguito hanno creato le basi affinchè si possa arrivare ad una 33a America’s Cup con un bagaglio esperienziale più pesante?

Comandante Salvatore Sarno: Si credo proprio di si. Spero comunque che presto si possa arrivare ad un accordo tra Alinghi ed Oracle che metta la parola fine a questi mesi di confusione che hanno regnato sulla Coppa America. Una cosa però me la sento comunque di dire: una cosa che non ho apprezzato del Sig.Bertarelli è stata una intervista su ‘Yacht Capital’ dove gli chiedevano se lui provasse o meno un senso di colpa nei confronti degli altri Team che si sono trovati senza Coppa, senza sponsor e senza chiari e precisi progetti a causa di questa battaglia legale tra lui e il Sig.Hallison. Lui dice, e per questo non ho capito perché, che non deve niente a nessuno, che non ha creato alcun tipo di problema. Non deve niente a nessuno? Faccio il mio esempio: lui ha tirato fuori un protocollo il quale non ho esitato a firmare ed ho mantenuto viva la base proprio perché lui mi aveva garantito che ci sarebbe stata quanto prima l’America’s Cup. Ok, la colpa non può essere addebitata solo su di lui ma era lui o l’America’s Cup Management a dover controllare che il CNEV soddisfasse i requisiti richiesti dal ‘Deed of Gift’ e per questo credo cha abbia peccato di semplicismo.
Ricordo che quando iscrissi Shosholoza mi fecero tantissimi problemi poiché il Royal Cape Yacht Club, come tutti i Club (di qualsiasi tipo) del Sud Africa (che fino al 1960 a causa di un Decreto Regale del Commonwealth inglese che permetteva -liberamente e senza la formalità di alcun atto costitutivo a due o più individui di fondare un Club-, con la sola benedizione della Regina, di dare vita a qualsiasi forma di organizzazione tra individui), era sprovvisto (anche se esistente da ormai centocinquanta anni) di una registrazione cartacea, di un numero di registrazione. Questo Decreto era nato per aiutare tutti coloro i quali erano lontani dall’Inghilterra e che vivevano all’altro capo del mondo: si invogliava la gente a frequentare dei circoli. Per questo dovetti, per iscrivermi alla Coppa, effettuare la registrazione del Club anche se questo era ormai esistente da centocinquanta anni, come detto prima.

D: Quindi la domanda che ci si pone spontaneamente è: perché questa negligenza di non controllare la reale situazione degli spagnoli?

Comandante Salvatore Sarno: Esattamente. Forse si è peccato di ingenuità. Per questo penso che le dichiarazioni del Sig.Bertarelli (che afferma di non dover niente a nessuno e di non aver creato alcun tipo di problema) non siano giuste nei confronti di tutti quelli che si sono trovati in serie difficoltà anche per mezzo di queste situazioni poco chiare che ci hanno portato a questa situazione.

D: Shosholoza comunque è uno dei pochissimi Team, se non forse l’unico (catamarani a parte) che si è mantenuto in costante attività. Anche per questo l’articolo di Jaume Soler pubblicato su El Mundo nel mese di marzo scorso ci fece un po’ tutti arrabbiare: il giornalista interpretò in malo modo la sue dichiarazioni.

Comandante Salvatore Sarno: Si, li ci fu una mala interpretazione. Era l’equipaggio che si era momentaneamente dissolto, non il Team nel suo complesso.

D: Che poi era la cosa fatta anche da tutti gli altri, perché applicarsi proprio su Shosholoza?

Comandante Salvatore Sarno: Non ne ho idea.

D: In generale sarebbe impensabile una Coppa America senza i Team piccoli come Shosholoza che con impegno, passione, determinazione e mille difficoltà porta avanti e in giro per il mondo uno spirito che nessun altro ha.

Comandante Salvatore Sarno: Diventerebbe una Coppa America solo per due o tre Team al massimo, davvero impensabile. Anche se devo dire di avere ancora la speranza che le cose possano andare per il verso giusto; la 32a America’s Cup organizzata da Alinghi a Valencia è stata a dir poco perfetta, sia per la location che per il fatto, nonché il piacere, che si sia svolta per la prima volta in tutta la storia del Trofeo in Europa.

D: L’anno che si è appena chiuso è stato comunque un anno ricco di successi e di partecipazioni ad eventi speciali e particolari. Tanto lavoro, tanti sforzi, tanti sacrifici eppure Shosholoza ha navigato nei mesi passati nelle splendide acque del golfo di Napoli per la 24esima edizione della Velalonga, ha ‘navigato’ subito dopo per le strade di Nocera Inferiore con una entusiasmante esposizione che ha attratto migliaia e migliaia di persone, i suoi colori inoltre sono stati portati in giro per il mondo dal nostro Paolo Cian che ha partecipato agli inizi del 2008 al Marseille International Match Race (dove si è classificato secondo) poi successivamente al V Open de Espana (dove si è classificato primo) poi Brasil Sailing Cup (dove ha vinto ancora), e poi ancora Korea Match Cup, Match Cup Sweden 2008, St. Moritz Matchrace, Troia Portugal Match Cup, Monsoon Cup, tutti i match del circuito “World match racing tour”. Infine ad ottobre Shosholoza ha regalato un pezzo d’America’s Cup alla 40esima edizione della imponente Barcolana di Trieste. Un 2008 in definitiva positivo ed un suo augurio per il 2009 e per i progetti futuri di Shosholoza.

Comandante Salvatore Sarno: Si il bilancio del 2008 è stato metà positivo e metà negativo. Metà negativo perché i primi sei mesi sono stati completamente incerti; ora, negli ultimi quattro-cinque mesi, i Team si sono messi a lavorare e si sono svolti alcuni meeting specialmente sotto il profilo tecnico per stabilire le regole: sembra che regni la democrazia più assoluta e spero che essa rappresenti la base da cui partire e lavorare ora e in futuro. Tanti problemi, a mio parere, potrebbero essere risolti con regole studiate e create da tutti e con l’apporto di tutti con l’intento di ottenere il meglio per questa manifestazione: siamo comunque a buon punto.
Con riguardo ad un augurio per il 2009 misureremo se c’è voglia ancora di vedere da parte dei tifosi ad Auckland. Noi personalmente da parte di Shosholoza cercheremo in tutti modi di fare bene perché l’equipaggio sa che anche da questa manifestazione dipende molto, l’immagine dipenderà dai risultati che otterremo ad Auckland. Saper portare risultati a casa ed avere un’immagine decorosa come abbiamo sempre fatto è imperativo e credo ci siano forti possibilità di fare bene, molto bene.
Poi successivamente ai Louis Vuitton Pacific Series in Nuova Zelanda ci saranno le regate di Valencia dove torneremo ai vecchi tempi della Coppa America e dove spero che trasmetteremo delle forti sensazioni ai tifosi. Penso che comunque le manifestazioni di Valencia siano un’ottima idea perché saranno molto economiche e in questo recente clima di congiuntura è importante andare e fare, anche se non come l’ultima Coppa, per mantenere sempre vivo lo spirito nei tifosi e in quelli che credono nelle nostre possibilità.
Per il 2010 è troppo presto per fare delle considerazioni a riguardo, sia tecnicamente che economicamente. Probabilmente nel 2010 ci accontenteremo di nuovo di qualche serie di regate come i Louis Vuitton Act passati per poi prepararci per bene per la prossima Coppa: che bella Trapani, perché no!?

D: Grazie mille Comandante, alla prossima!

Comandante Salvatore Sarno: Alla prossima!

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