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07/03/10

“Invictus”, l’Invincibile di Clint Eastwood, Morgan Freeman e Matt Damon.

 Nelson Mandela (interpretato nel film da Morgan Freeman) consegna la Coppa
del Mondo di Rugby del 1995 nella mani di François Pienaar (interpretato da Matt Damon)

Se vi dicessi che non mi sono emozionato guardando quelle immagini, che non ho avuto un brivido lungo tutta la schiena ascoltando quei suoni, quelle musiche, e che non mi si è fatta la pelle d’oca ammirando stupefatto l’eccellente interpretazione di Morgan Freeman nei panni di Madiba, Nelson Mandela, commetterei un’ingiustizia nei confronti dei miei sentimenti ed occulterei le sensazioni di una splendida serata passata al cinema. Aspettavo da tempo di vedere l’ultimissimo capolavoro di Clint Eastwood, il cowboy di Sergio Leone, che da un po’ di anni a questa parte non sbaglia una pellicola; ed anche con “Invictus” ha saputo rimarcare tutta la sua esperienza e professionalità conducendo morbidamente lo spettatore verso una storia fatta di sport e comprensione, di riscatto e fratellanza, di unione ed amicizia. Le premesse non hanno deluso le aspettative; lo spettatore, grazie alla maestria di un eccellente cast e di un superbo regista sulla macchina da presa, può infatti rivivere, con indescrivibile realtà, quel pezzo di storia del Sudafrica chiamato Coppa del Mondo di Rugby del 1995, prima migliore occasione per superare la vergogna dell’apartheid.
  
“Invictus, l’Invincibile, si apre con le immagini della liberazione di Nelson Mandela nel 1994; dopo aver scontato 27 anni di carcere per le sue lotte anti-apartheid, aver vinto il premio Nobel per la pace, ed essere uscito vincitore dalle prime elezioni libere del suo Paese devastato dalla discriminazione razziale, Madiba ha un solo sogno: riunire il popolo del Sudafrica e creare la “Rainbow Nation”. La Coppa del Mondo di Rugby che nel 1995 si tiene per la prima volta in Sudafrica gli appare un’occasione formidabile per riunire il popolo e creare la nazione arcobaleno. 

E’ un intuizione geniale, un’illuminazione che all’inizio sconcerta molti ma che si rileva essere molto convincente soprattutto quando Madiba coinvolge François Pienaar, il Capitano degli Springboks (interpretato sulla schermo da Matt Damon), squadra di bianchi (in cui non a caso c’è un solo giocatore nero) che non sta passando un bel momento. Le “antilopi” (gli springboks) perdono partite su partite, sentono che la loro nazione bianca è finita ed è qui che interviene Mandela che convoca a palazzo Pienaar e, tra una tazza di tè e uno scambio di opinioni secondo il suo stile semplicissimo, gli spiega il valore storico di una eventuale vittoria e lo investe della sua missione. François Pienaar accetta l’incarico ed inizia a condurre la propria squadra verso un processo di redenzione; porta tutti in una township nera a far conoscere ai bambini di colore lo sport del rugby, in un ospedale, a visitare i carcerati di Robben Island. “I tempi cambiano e dobbiamo cambiare anche noi” dice alla sua squadra che non accetta di buon occhio il cambio di rotta del suo Capitano.

“La nazione arcobaleno comincia da qui. La riconciliazione comincia da qui. Anche il perdono comincia da qui” dice Madiba a chi crede che sia tutto una follia. Eppure funziona; gli Springboks vincono partite su partite, l’intero Paese si innamora e si apprestano a giocare la finale contro i temutissimi All Blacks neozelandesi. E’ qui che Mandela tira fuori l’asso dalla manica ed invia a François Pienaar una lettera nella quale scrive “Invictus”, il poema di William Ernest Henley studiato durante i suoi anni di prigionia: “Sotto i colpi d’ascia della sorte, il mio capo sanguina, ma non si china…Non importa quanto stretta sia la porta, quanto piena di castighi la vita. Io sono il padrone del mio destino. Io sono il capitano della mia anima”.

Il 24 giugno del 1995 nell’Ellis Park Stadium di Johannesburg, davanti a 62mila spettatori, si compie qualcosa che nessuno si aspettava: in una finale al cardiopalma gli Springboks battono i leggendari All Blacks e pongono la prima pietra per edificare il nuovo Sudafrica. La storia si ferma ed avviene il miracolo, bianchi e neri festeggiano insieme per la prima volta e Madiba, in tenuta verdeoro, consegna la Coppa nelle mani di Pienaar che alzandola al cielo ringrazia l’intero Sudafrica dicendo: “siamo stati una squadra di 43 milioni di persone”.

Madiba ci aveva visto giusto allora; lo sport sarebbe potuto essere e fu quel veicolo attraverso il quale raggiungere l’unione, la fratellanza, l’integrazione, attraverso il quale dimenticare quegli anni di segregazione e disgregazione costruendo tutti insieme un nuovo Paese e cantando tutti insieme un unico inno: Nkosi Sikelel' iAfrika che in lingua xhosa significa “Dio protegga l’Africa”. 

16/02/10

Un caffè col Comandante Sarno: presente e futuro della Coppa America.

Abbiamo raggiunto il Comandante Sarno a Durban, Sudafrica, per qualche domanda inerente la 33a America’s Cup da poco conclusa e per conoscere qualche aspettativa per il futuro. Ecco di seguito l’intervista.
 
D: Comandante Sarno, questa 33a America’s Cup è stata caratterizzata da un predominio indiscusso e senza precedenti del team americano BMW Oracle Racing che, con il suo trimarano, espressione di un concentrato di tecnologia, non ha dato scampo al Defender Alinghi e al suo catamarano, strappando la Coppa dalle mani degli elvetici. Si aspettava che la 33a edizione della Coppa potesse concludersi con questo risultato?
 
Comandante Salvatore Sarno: Quest’edizione si è conclusa come si doveva concludere: ancora una volta il più grande marinaio di tutti i tempi, Russel Coutts, ha vinto.
Penso senza ombra di dubbio che l’albero alare e tutto il resto sia opera dell’intuizione di Russel. Se non sbaglio la teoria dello spazio tra l’albero e la vela fu sperimentata dai francesi penso alla 30ma edizione ma l’albero venne giù quasi subito e l’esperimento non trovò conferma. Questa volta con il budget a disposizione e con Russel si è potuto andare ben oltre ed il risultato è lì. Sempre con Coutts, Alinghi aveva un vantaggio enorme su tutti gli altri e gli era bastato fare delle piccole migliorie per vivere ancora d’eredità.  Il suo catamarano era un semplice catamarano, niente di eccezionale, Peyron e co. non potevano fare meglio. Penso invece che Ellison e Coutts pensavano al mostro da prima della conclusione sella 32ma edizione della Coppa, ecco perché avevano subito presentato il Challenge per una barca 90x 90.
 
D: Cosa pensa e cosa si augura che possa nascere dall’organizzazione di BMW Oracle Racing per la prossima edizione dell’evento?
 
Comandante Salvatore Sarno: La Coppa America è ormai una regata principalmente a match race e tale rimarrà. Oracle sarà tradizionale.
 
D: Trenta mesi di dispute legali hanno distrutto tanti progetti e tante ambizioni, erette sulla voglia di fare e fare bene, di tanti team che progressivamente hanno abbandonato il circus dell’America’s Cup. Ora questi trenta mesi possono dirsi passati e con essi, si spera, tutte le dispute legali che hanno bloccato l’evento in questi anni. C’è qualcosa che bolle nel calderone del Team Shosholoza e se c’è qualcosa, sarebbe disposto a darci un’anteprima?
 
Comandante Salvatore Sarno: Shosholoza è rimasta a Valencia aspettando gli eventi. Anche se mi fa paura la sfida mi attrae ancora ma c`è tempo, per il momento vediamo cosa succede.

05/07/09

Un incontro capace di cambiarti la vita...

La canzone che nel primo video accoglie Nelson Mandela, premio nobel per la pace e propulsore della lotta contro la segregazione razziale, richiama subito l’attenzione di chi, con negli occhi un pò di nostalgia, ricorda le battaglie a suon di virate e strambate della scorsa 32esima edizione della Coppa America, dove quando questa musica faceva da sottofondo ad ogni giorno di regate e di allenamenti.

“Shosholoza, ku lezontaba, stimela s' phum' e-South Africa”, che tradotto vuol dire “Shosholoza, lavoriamo sempre come uno solo, spingendo e tirando insieme”.


Mandela sorride, i suoi 92 anni, di cui 27 passati in carcere per un sogno chiamato fratellanza ed amicizia, sembrano essere un lontano ricordo; ora tutto è cambiato e il Sud Africa guarda al futuro con occhi diversi ed ancor più speranzosi di quelli con cui si guarda al presente.

I Bafana Bafana non vinceranno la Confederations Cup 2009 (si posizioneranno quarti nella classifica generale dopo Spagna, Stati Uniti e Brasile), ma nei loro cuori e nella loro anime resterà comunque il ricordo di un incontro che sicuramente gli avrà cambiato la vita.

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30/06/09

Pensieri al vento - Louis Vuitton Series in Sud Africa? Un sogno che potrebbe diventare realtà.

Questo nella foto è solo uno dei tanti stupendi paesaggi che caratterizzano il Sud Africa; si tratta di uno scatto aereo della magnifica città di Cape Town (Città del Capo) con alle proprie spalle la caratteristica Table Mountain. Eppure quanti film vi hanno girato e quante storie raccontato ed ambientato in questa terra. L’Africa è un paese ricco di speranza e di cultura, è un paese ricco di bellezze e di storia, è, come si suol solitamente dire, la culla dove ogni cosa è nata ed ha preso forma.

Storici ed antropologici, Darwin in primis, ipotizzarono infatti che l’Africa fosse la culla dell’umanità; solo ora, dopo innumerevoli ed importantissime scoperte, l’ipotesi darwiniana si è trasformata in realtà e proprio quel posto lontano, raggiungibile perlopiù soltanto con il pensiero e con l’immaginazione, verrà con molta probabilità scelto per un evento targato Louis Vuitton, la Indian Ocean Cup di Durban.

Le singole voci che parlavano agli inizi di gennaio della possibilità di organizzare un evento simile nella splendida baia della città portuale di Durban, sono ora diventate un coro. Il Comandante Sarno, che da sempre ha fortemente voluto l’organizzazione di questo evento, ha forse coronato un altro piccolo grande sogno: portare un pezzo di Coppa America in Sud Africa.

La Confederations Cup 2009 ha dimostrato che il pubblico sudafricano ha spirito di collaborazione (si pensi al numero illimitato di volontari che hanno affollato gli stadi interessati dall’evento), voglia di fare ed entusiasmo (la telecronaca di ogni match metteva sempre in risalto proprio questo fattore, caratteristico del popolo sudafricano).

La Coppa America, quella vera, rimane per adesso un sogno nel cassetto; le Louis Vuitton Series sudafricane, basate su un format molto simile alla LVC, agli ultimi ACT e alle passate Louis Vuitton Pacific Series di Auckland, potrebbero diventare realtà e regalare così a questa bellissima terra, che tanto ha da offrire, una speranza ed un sorriso in più.

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29/06/09

Pronti a partire? E’ ora di Louis Vuitton Series!

Ricordate quando qualche tempo fa parlammo del meeting in programma verso la fine di giugno, nel quale si sarebbe parlato della eventuale organizzazione di una Louis Vuitton Series nei prossimi mesi? Ebbene, come da pronostico, l’incontro c’è stato ed ha maturato i suoi frutti. Circa dodici team di Coppa America, tra cui Team Shosholoza, hanno scelto da tempo la strada della vela, dell’azione e dello spettacolo, all’inutile strada delle parole, dei tribunali e delle missive, decidendo di organizzare dapprima una Series ad Auckland (che si è svolta all’inizio del 2009) ed ora una serie di altre Series in giro per il mondo.

Quali eventi, dove e quali barche? A dir la verità non si è discusso circa l’organizzazione di un singolo evento; Il coro unanime dei team che hanno preso parte al meeting ha orientato le volontà degli stessi verso una serie di eventi a catena basati sul format delle ultime Series neozelandesi e su alcuni dettagli presi per così dire in prestito sia dagli Act disputati nel 2005 e nel 2006, sia dalla Louis Vuitton Cup.

Dove? Per il dove spunta fuori il nome di Honk Kong (l’evento dovrebbe svolgersi in questo caso a novembre o dicembre di questo anno), gli Stati Uniti (l’evento in questo caso è però molto in forse) e finalmente, udite udite, il Sud Africa.

Quali barche? Quelle utilizzate nella scorsa edizione delle Louis Vuitton Pacific Series del mese di gennaio-febbraio, ovvero i due ACC neozelandesi e i due ACC americani.

A breve il comunicato stampa ufficializzerà gli eventi.

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10/05/09

Pensieri al vento - America’s ping pong?!...ma non era America’s Cup?!...Mhà!!!

Come da titolo, ma non era era America’s Cup? Sembra proprio di no, visto e considerato che gli avvocatoni di Alinghi, quelli da “una parcella-un occhio”, il 30 aprile scorso hanno avanzato, presso la Corte Suprema dello Stato di New York e davanti al giudice Shirley Werner Kornreich (lo stesso che il prossimo 14 maggio presiederà l’udienza relativa alla causa per “oltraggio alla Corte” promossa dagli avvocati del GGYC/BMW Oracle Racing), un’ulteriore azione legale molto simile alla ricusazione del collegio difensivo, istituto possibile negli Stati Uniti.

Tutto il mondo della vela attendeva con ansia una rapida risoluzione della questione legale che, apparentemente, era arrivata con la sentenza del 2 aprile scorso. Purtroppo però, con il passare dei giorni, le cose sono peggiorate e ci siamo praticamente accorti che alle due controparti in causa (lo ricordo per una questione di precisione, Alinghi, il defender della Coppa America e BMW Oracle Racing, a parer della Corte d’Appello dello Stato di New York il Challenge of Record) piace tanto tanto fare il “tira e molla” in giro per le aule dei tribunali, invece che trovare una rapida soluzione alla questione.

Fa male osservare che il campo dove si giocano le sorti di un match non è più quello di regata ma, al contrario, è come se fosse quello verde, in legno, del ping pong. Sentiamo forti e veloci rimbalzare le accuse reciproche, che assumono sempre più i contorni di palline di ping pong che rimbalzano veloci e incontrollate.

Non più una lotta serrata tra un “vira” o “stramba”, incroci al cardiopalma, rimonte spettacolari o salti di vento decisivi, ma un umile ed alquanto inutile “diritto” o “rovescio”, precursori ideali per guadagnare il punto.

Vi chiederete perché si è ricorsi di nuovo alla Corte Suprema e perché, in particolare, proprio Alinghi/SNG ha dato adito ad una nuova azione legale. Ebbene il motivo del brief non è legato, come si potrebbe pensare, alla data del Deed of Gift Match, bensì alla mancata presentazione al defender (da parte degli americani) del certificato di stazza del multiscafo 90x90 piedi costruito da Oracle.

Il Deed of Gift, infatti, stabilisce che il Challenge of Record debba fornire al defender un certificato di stazza “as soon as possible”, il prima possibile.

Tale certificato dovrebbe essere rilasciato dall’organismo nazionale preposto a gestire il registro delle unità da diporto e contiene tutti i dati tecnici della barca, oltre alla descrizione della stessa che viene resa riconoscibile mediante l’attribuzione di un numero di matricola.

Tentativo infondato da parte di Alinghi/SNG di evitare il giudizio finale della Corte e di rinviare ulteriormente lo svolgimento dell’America’s Cup?

Comunque sia, appellarsi ancora in questo caso al certificato di stazza, vuol dire con ogni probabilità rispondere positivamente alla domanda poc’anzi posta, ovvero rinviare ancora la Coppa e renderla ancor più travagliata di quanto lo fosse già diventata da due anni a questa parte.

Vuol dire, inoltre, aspettare che la Corte Suprema dello Stato di New York emetta un’ulteriore sentenza che giudichi la regolarità o meno dell’operato di Oracle e del suo mega multiscafo.

Mi chiedo, avete provato a guardare bene questi multiscafi sui quali si svolgerà la 33a edizione della Coppa America? Immaginavate che si sarebbe arrivati a questa drastica e alquanto triste situazione?

Io no, mi illudevo che potesse mettersi tutto a posto. Le premesse al meeting del 23 aprile scorso erano molto invitanti e lasciavano presagire bene per una 33a brocca d’argento multi challenge; il meeting si è concluso però con un nulla di fatto che ha però alimentato ancora ricorsi su ricorsi.

Allora mi chiedo, meglio regatare su questi mostri plananti (e a quanto pare anche parecchio scuffianti) o su un sano AC33 sul quale si è già speso tanto tempo in passato? Direi AC33, senza alcuna ombra di dubbio. Peccato però che le parti in causa, quelle che hanno nelle loro mani le redini dell’evento, non la pensino in questo modo.

A questo punto non resta che augurarsi per l’ennesima volta che questa lotta, che assume sempre più i contorni di una lotta ideologica, affarista e tra salotti, possa raggiungere quanto prima lo stato finale e che si possa portare il circus della Coppa America allo stato di gloria e di successo mediatico che ha caratterizzato l’ultima edizione nel 2007.

Ora come ora si è seriamente minata la credibilità dell’evento, per fortuna che il fascino sembra essere rimasto inalterato; Basta ritornare con un attimo a quel 2007 per rimanerne folgorati. Speriamo solo che quel 2007 non diventi lontano anni luce e che la spettacolarità e bellezza dell’evento non possa essere totalmente oscurata da un alone di mistero e di ignoto, così come è accaduto fino ad ora.

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04/05/09

Pensieri al vento - 33a America’s Cup: quel “semplicismo devastante”…

Durante questi mesi abbiamo più volte parlato del cosiddetto “semplicismo” con cui in questi due anni, da quando è finita la 32a Coppa America, si è trattata la vicenda 33a edizione della Coppa. Quel “semplicismo” con cui non si sono recentemente accettate le proposte del GGYC per un prossimo evento multi challenge organizzato e basato su regole condivise da tutti; quello con cui si è ricorso di nuovo subito alla Corte Suprema dello Stato di New York quando ancora la sentenza del 2 Aprile era, per così dire, “fresca di stampa”; quello con cui si è comunicato ai vecchi e cari challenger (da come apprendo da fonti sicure) di non esserlo più (challenger intendo) per la 33a edizione della Coppa ma che comunque saranno invitati per la 34a; quello con cui, infine, si è comunicato ai challenger non già esclusivamente la questione della partecipazione alla 33a Coppa, ma anche quella riguardante la soluzione della questione “base” all’AC port direttamente con le autorità della città valenciana.

Morale della favola? Risolvere la questione con le autorità valenciane significa, con ogni probabilità, sgombrare il tutto e mandare a casa tutti quelli che con impegno e passione vi ci hanno fin’ora lavorato.

Eh sì, quel “semplicismo”, al quale aggiungerei la parola “devastante”.

Quel “semplicismo devante”, sinonimo di “chi se ne frega degli altri” e di chi vive e percorre la sua strada come se avesse i cosiddetti “paraocchi”.

Cosa ne sarà ora della Coppa?

Immaginavamo il fervore e la vitalità delle basi tutte all’opera per mettere in sesto le proprie imbarcazioni, i propri gioielli. Dico bene, “immaginavamo”, perché ora come ora è l’unica cosa che ci resta da fare: immaginare e sognare che quelle basi, simbolo del lavoro, del tempo, del sudore e di ingenti risorse di chi le ha fortemente volute, non vengano smontate e impacchettate come qualcosa di vecchio da mettere su in soffitta o come un regalo di un ex fidanzato di cui non se ne vuole più sentir parlare.

La Coppa è lontana anni luce dalla sua normale aetas aurea (età dell’oro) e le aspettative per una rapida risoluzione del caso, dopo questa ultimissima aberrante comunicazione, sono totalmente svanite.

Cosa resta? Forse aspettare che Bruno Troublé organizzi la Med Series a Valencia il prima possibile, così come ipotizzato qualche settimana fa, o che si possa addirittura organizzare qualcosa di molto più serio a Durban (l’idea era per una Louis Vuitton Indian Ocean Cup).

Staremo a vedere, tanto ormai siamo abituati a tutto. Comunque sia, spero che almeno Troublé si decida presto sul da farsi e sulle Med Series, sia per un po’ di sano divertimento su di un classico (e scusate se è poco…) monoscafo, sia affinchè di Coppa America a Valencia (…e non solo) non ne rimanga solo un lontano ed offuscato ricordo…

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30/04/09

33a America’s Cup: BMW Oracle Racing Team torna in Tribunale, ci mancava solo l’oltraggio alla Corte…

L’incontro dello scorso 23 aprile si è svolto nella normale e infruttifera formalità che un incontro del genere richiede. Subito dopo Alinghi, senza un fondato motivo (a detta di Brad Butterworth, “il diavolo è nei dettagli a cui gli americani non hanno pensato") e tramite un comunicato stampa, ha accettato la sfida su multiscafi lanciata proprio dagli americani nel 2007. La risposta risentita degli americani non si è fatta attendere, sottolineando subito che la data proposta dal defender (maggio 2010) va contro le disposizioni della sentenza della Corte d’Appello di NY che ha fissato, quale periodo massimo per il DOG Match, il febbraio 2010.

La diatriba è sempre più accesa; con la sentenza della Corte d’Appello di New York sembrava che le acque si fossero calmate ma ci siamo sbagliati, la tempesta si era solo placata ma non passata.

Gli americani hanno invocato “l’oltraggio alla Corte” ed ora la stessa ha emesso un ordine di comparizione nei confronti della SNG, per capire come mai il defender non abbia ottemperato a quanto stabilito dalla Corte d’Appello di NY con la sentenza dello scorso 2 aprile.

La reply della SNG e di Alinghi alla nuova azione legale avanzata dal GGYC e da BMW Oracle Racing Team non si è fatta attendere. “BMW Oracle Racing e il suo club, il Golden Gate Yacht Club (GGYC), hanno preferito appellarsi nuovamente alla corte di New York piuttosto che sedersi ad un tavolo, come peraltro erano stati invitati a fare la scorsa settimana, per discutere i termini della 33a America’s Cup. Loro hanno ignorato sia la nostra proposta di aprire la competizione ad altri sfidanti, sia il nostro invito a trovare un consenso comune sui termini della futura America’s Cup”, ha dichiarato il defender.

Sarà vero o non, l’unica certezza è che si è ritornati ad utilizzare l’unico mezzo che questi due team conoscono per comunicare: il Tribunale.

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29/04/09

33a America’s Cup: un due tre...si balla!

Sembra sia ripreso il balletto che in questi due anni, da quando è finita la 32a edizione dell’America’s Cup, ci ha accompagnato solennemente e non ci ha mai lasciato per un solo istante.

Il balletto sembra essere ripreso poiché, dopo l’incontro di Ginevra in cui la delegazione americana e quella svizzera hanno espresso le proprie intenzioni per la 33a America’s Cup, quell’accordo che pareva semplice (viste le premesse) raggiungere sembra essere totalmente saltato, dando così spazio ad una 33a edizione della Coppa sui multiscafi. Perdonatemi lo sfogo, ma sembra sempre più, che tutto ciò per cui abbiamo duramente lavorato, si sia sfocato ancora di più e che ci si sia rivoltato contro con ferocia.

“Entrambi i ragazzi hanno speso parecchi soldi per costruire i multiscafi, quindi meglio andare avanti e vedere chi vince…alla fine sei tenuto a rispondere ad ogni sfida che accetti e devi rispondere con le stesse armi. Certo, avremmo preferito una campagna multi challenge, ma non è stato possibile. Hanno (gli americani n.d.r.) semplicemente fatto andare le cose di male in peggio”, ha dichiarato Brad Butterworth.

Non credete forse sia una giustificazione un po’ troppo, per così dire, illogica, incoerente con i fatti?

Mi spiego meglio. Diventati Challenge of Record per mezzo della sentenza della Corte d’Appello di New York, gli americani di Mr.Larry Ellison, in vista dell’incontro con la delegazione svizzera di Mr.Ernesto Bertarelli, hanno espresso mettendo nero su bianco le proprie richieste, oggetto poi dell’incontro di Ginevra.

Le richieste di BMW Oracle Racing Team, così come riportate nel precedente articolo, erano molto chiare e, devo dirlo, abbastanza esaustive.

I punti proposti dagli americani riguardavano una 33a America’s Cup multi challenge gestita sulla base di un protocollo e di regole basate sul mutuo consenso da disputarsi niente di meno che a Valencia e niente di meno che, udite udite, con le AC33 delle quali Alinghi e l’ACM ne sono fautori ed ideatori.

In alternativa hanno proposto un evento tradizionale con separata selezione degli sfidanti, organizzato nella sede scelta dal defender da Louis Vuitton (qualora LV avesse accettato questo ruolo). In questo caso gli sfidanti avrebbero dovuto fornire il challenger, che sarebbe dovuto essere il vincente della Louis Vuitton Cup, e si sarebbero dovute assumere la responsabilità finanziarie e organizzative della serie.

Detto ciò passiamo all’incontro, il quale è però servito a ben poco visto che, tra lo stato di meraviglia generale (credo che il mondo della vela abbia sgranato gli occhi), la SNG, a meeting concluso, ha con un comunicato stampa rifiutato le richieste formalizzate da BMW Oracle Racing Team accettando poi la sfida sui multiscafi che gli americani stessi avevano lanciato agli svizzeri nel 2007.

La SNG ha poi precisato di essere pronta a regatare sulle loro barche 90x90 piedi per un Deed of Gift Match da tenersi nel maggio 2010 ed ha peraltro sottolineato la sua disponibilità affinché la selezione dei challenger sia aperta anche ad altri team. La scelta di quella data è però in contrasto con la recente decisione della Corte d’Appello di New York, visto che la Stessa ha sentenziato che il DOG Match dovrebbe tenersi nel febbraio 2010.

La situazione oramai sembra essere sempre più intricata, anche perché regatare nel febbraio 2010 significherebbe farlo in una località dell'Emisfero Sud; il defender non sarà comunque obbligato ad accettare visto che sempre a lui spetta, per i poteri conferitigli dal DOG, la classica scelta della località.

Quindi, come qualche articolo addietro, la parola d’ordine è “confusione” e la domanda che ci poniamo è sempre la stessa: “quanto tempo dovrà passare prima che svizzeri e americani trovino l’accordo?

La risposta non c’è, nessuno ce l’ha. Si può stimare, calcolare probabilità o addirittura ricorrere a cartomanti in erba, la risposta a questa intricatissima domanda comunque non arriverà.

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25/04/09

Pensieri al vento - A questo punto…come per la Dune Buggy…giochiamocela a birra e salsicce…!

Avrei voluto non scrivere questo articolo e non arrivare a questa drastica conclusione, sebbene tutti sapessimo che erano molto elevate le probabilità che ci ritrovassimo a parlare di Deed of Gift Match e di 33a America’s Cup su multiscafi o trimarani.

Ebbene sì, avete capito bene. Ieri a Ginevra, la delegazione americana ha incontrato quella svizzera per decidere le sorti della brocca d’argento e sembra che, nella cordialità e formalità dell’evento, non si sia trovato un accordo nonostante il fatto che gli americani, nei giorni precedenti l’incontro, avessero (tramite una missiva inviata al Commodoro della Société Nautique de Genéve, Pierre Yves Firmenich) messo nero su bianco le loro intenzioni ed i punti salienti sui quali discutere nell’incontro di Ginevra.


In particolare, da quello che apprendo dal comunicato stampa di BMW Oracle Racing Team, i punti proposti dagli americani hanno riguardato una 33a America’s Cup multichallenge gestita sulla base di un protocollo e di regole basate sul mutuo consenso da disputarsi niente di meno che a Valencia e niente di meno che, udite udite, con le AC33 delle quali Alinghi e l’ACM ne sono fautori ed ideatori.


Inoltre potranno essere adottate le regole della AC32 e un formato che garantisca un taglio dei costi; la dirigenza di AC Management dovrà essere nominata su accordo tra le parti.


In alternativa propongono un evento tradizionale con separata selezione degli sfidanti, organizzato nella sede scelta dal defender da Louis Vuitton (qualora LV accetterà questo ruolo). In questo caso gli sfidanti forniranno il challenger, che sarà il vincente della Louis Vuitton Cup, e si assumeranno le responsabilità finanziarie e organizzative della serie.


Fin’ora nulla di anticonformista e belligerante; il più conservatore sembra proprio essere quel Larry Ellison che per primo, nel 2007, ha lanciato la sfida ad Alinghi per un incontro su catamarani ed ha poi scalato a suon di piccone e carta bollata i 3 gradi della giustizia americana, con l’intento proprio di chiarire e di delegittimare l’operato di Alinghi.


E quel Larry Ellison ci è riuscito a fare luce facendo sì che il suo BMW Oracle Racing Team diventasse a tutti gli effetti il Challenge of Record.


Fatta questa breve introduzione in cui ho ripreso un po’ i preamboli all’incontro di Ginevra, devo ora, obbligatoriamente, parlare di ciò che è accaduto nell’incontro oggetto della questione.


Le parti rappresentative di uno e dell’altro team hanno espresso con toni molto pacifici le proprie idee riguardo la 33a America’s Cup, ma il patratac è avvenuto una volta che le due delegazioni si sono lasciate, quando si credeva che il peggio fosse passato.


Il defender è partito subito all’attacco, non sui campi di regata (ormai quelli sono solo un ricordo), ma sulla carta stampata che con una dichiarazione ufficiale dell’ufficio stampa ha affermato:


"
Al meeting odierno che si è svolto a Ginevra, la Société Nautique de Genève (SNG), yacht club Defender dell'America's Cup ha confermato di accettare la sfida del Golden Gate Yacht Club (GGYC) per la 33a America's Cup ed ha informato i rappresentanti dello yacht club americano che Alinghi sarà pronto a regatare sulle loro barche 90x90 piedi (come dichiarato nel Notice of Challenge del GGYC) nel 2010.

SNG ha peraltro sottolineato la sua disponibilità affinché la selezione dei challenger sia aperta anche ad altri team. SNG ha incoraggiato in questo senso GGYC ad offrire più tempo a questi team per prepararsi se necessario.

SNG ha infine affermato di essere pronta e disponibile a discutere altri aspetti della 33a America's Cup, quali il format della regata, la località e il calendario
".

Il Challenge of Record, BMW Oracle Racing Team, non si è fatto attendere ed ha subito replicato alla dichiarazione del defender:

La chiara e decisa proposta del GGYC di una Coppa America competitiva e convenzionale (multichallenger) con i monoscafi è stata rifiutata da SNG, che ha insistito per una regata in grandi multiscafi sotto le regole del Deed of Gift. SNG ha affermato che il match DOG (Deed of Gift) con GGYC dovrebbe tenersi nel maggio 2010.

Ciò in contrasto con la recente decisione e ordine della Corte di New York che affermava che il match DOG avrebbe dovuto tenersi nel febbraio 2010.
GGYC ha chiesto alla SNG di mettere la sua decisione per scritto, e spera di avere un altro incontro con la SNG al più presto per chiarire questioni relative al match DOG.

GGYC è dispiaciuto che la SNG abbia categoricamente rifiutato le sue proposte per una regata convenzionale. GGYC continuerà a negoziare in buona fede come Challenger of Record per mettere la Coppa America di nuovo in acqua il più presto possibile
".

A questo punto, come da titolo, non mi viene che esprimere il mio più profondo rammarico per questa brutta situazione che sembra sempre più senza fine. Mi chiedo una cosa (e penso a mio umil parer, visto che un accordo non si ha voglia di trovarlo, che sarebbe la miglior cosa da fare), se non fosse una buona idea, così come per la Dune Buggy in “Altrimenti ci arrabbiamo”, che le controparti formate (perché no) dal grande Brad no Spencer ma Butterworth e Russell no Hill ma Coutts, se la giocassero (la Coppa intendo e non la Dune Buggy) da buon vecchi amici a birra e salsicce…


A questo punto avremmo sicuramente, a patto di conservare e allineare gli stecchini dei wurstel per il conteggio finale, una soluzione a questa intricata, anzi intricatissima, situazione più burocratica che altro.


Penso sia una buona idea...Chissà però come la prenderebbero americani e svizzeri…sicuramente non come me, non come chi condivide la mia idea…

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(Picture by Carlo Borlenghi)



18/04/09

Pensieri al vento - 33a America’s Cup multichallenge, sempre più appesa ad un filo…

A pochi giorni dalla lettera aperta inviata alla Société Nautique de Genéve e al Golden Gate Yacht Club da parte degli ex fiduciari (ovvero dai Commodori degli yacht club che sono stati o detentori della Coppa America o l’hanno messa in palio, il Royal Yacht Squadron, il New York Yacht Club, il San Diego Yacht Club e il Royal New Zealand Yacht Squadron), dalla rescissione del contratto tra la città di Valencia e l’AC Management per lo svolgimento di alcuni Act nel 2009, l’invio di una lettera da parte di Marcus Young, Commodoro del GGYC, a Pierre-Ives Firmenich, Commodoro del SNG e una lettera da parte del Vice Commodoro del SNG, Fred Meyer, ai suoi soci (che informa gli stessi dell’avvenuta accettazione della sfida del GGYC, della invalidazione delle regole sviluppate con il CNEV e dell’intenzione di definire i dettagli della 33a Coppa America con il GGYC stesso), mi chiedo: “chi per primo utilizzerà il kit di salvataggio e metterà la parola fine a questo continuo tira e molla?, chi per primo si renderà conto che un Deed of Gift Match non può fare che male alla Coppa America, da sempre evento multichallenge?”

Questo non ci è dato sapere. La sorte di una 33a America’s Cup o, detta all’italiana, Coppa America multichallenge, sembra sempre più essere appesa ad un filo consumato e riconsumato, come una vecchia scotta che per anni ha retto un genoa panciuto che si è divertito a cavalcare le raffiche. Non possiamo sapere perché noi, gli amanti in genere della vela e della Coppa America, quelli che non fanno di ogni colpo di tromba un business, non attuiamo un tal mentalità, non rientrando così in quella pseudo società fatta di giri e rigiri di parole che non portano ad un risultato concludente.

Come dire “il rischio mi piace, ma ragionare con raziocinio mi piace di più”: stesso aforisma utilizzabile su una barca che scende giù di bolina completamente sbandata o una monoposto di formula uno che si lancia a tutta velocità verso la variante delle acque minerali nell’autodromo di Imola.

Ci chiediamo: “quanto tempo dovrà passare prima che svizzeri e americani trovino l’accordo?

La risposta non c’è, nessuno ce l’ha. Si può stimare, calcolare probabilità o addirittura ricorrere a cartomanti in erba. Forse arriverà la prossima settimana quando il meeting tra Bertarelli ed Ellison o tra i rispettivi rappresentanti si farà, forse al contrario l’incontro non servirà ad alcunché. Comunque sia, aspettiamo ansiosi qualche notizia con la speranza, almeno per questa volta, che la stessa sia abbastanza corposa e che confermi, come normale che sia quando si parla di Coppa America, il format di un evento multichallenge. Presto forse lo sapremo, alla prossima…

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10/04/09

33a America's Cup: una Pasqua di speranze...

Sebbene sia già arrivata la sentenza della Corte d’Appello di New York, e sia riiniziato il balletto Bertarelli-Ellison (multiscafi o collaborazione?), non ci si può che augurare per questa Pasqua, simbolo di Cristo risorto e luce della vita che impedisce di camminare nelle tenebre, di ritrovare la luce e la serenità per affrontare al meglio e il più proficuamente possibile i prossimi mesi che verranno.

Un augurio particolare va a tutti i lettori di Spiritofshosholoza.blogspot.com, ai tifosi di Shosholoza, a tutti i componenti del Team che, con amore e passione, lavorano col fine ultimo di vederla in acqua e a Di Meek dell’ufficio relazioni, che con i suoi avvincenti racconti sul sito ufficiale ci fa vivere emozioni che altrimenti non potremo che immaginare.

Vorrei ancora fare un grosso augurio a Paolo Cian e a tutto il gruppo del Word Match Racing Tour, con la speranza che nella prossima tappa del circuito, quella di Langenargen, Germania, dal 27 maggio al 1 giugno e in quelle successive che poi verranno, si possa fare ancora meglio di quanto già si è fatto a Marsiglia lo scorso marzo.

Come dimenticare il Comandate Sarno? Questo è stato un periodo duro soprattutto per lui, abbiamo avuto modo di capirlo nelle tante interviste che ci ha rilasciato e nell’ultimo commento alla sentenza. Cosa dire… il periodo nero dell’economia mondiale e questa Coppa ancora più incerta e mal amministrata, hanno fatto sì che anche lui, primo ed unico uomo che è riuscito a coronare una grossa ambizione, quale la Coppa America, per un Paese come il Sud Africa, vittima di continue incomprensioni e di uno sviluppo che va a rilento, sentisse l’onda della sfiducia prevalicare su quella della speranza.

Dunque, un augurio affinchè questo periodo nero possa placarsi e possa quindi passare sia la tempesta economica, sia il malumore di chi “trascorrerà i suoi prossimi mesi stando al comando della sua nave, al fine che la tempesta economica si plachi, e quando il mare tornerà ad essere calmo sarà di nuovo pronto per portare Shosholoza ai livelli che gli competono”. E noi crediamo fortemente che il Comandante Sarno ci riuscirà, esattamente così come nella 32esima edizione della Coppa America, esattamente come da quando il sogno è diventato realtà, non temete.

Buona Pasqua 2009.

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05/04/09

Pensieri al vento - “America’s Baby”?

Vorrei lasciare un piccolo commento alla sentenza della Suprema Corte di New York. Qualche mese fa, quando la battaglia tra i due "gentiluomini del mare" era già scoppiata (non sui vascelli, quelli li avevano lasciati in vetrina, in bella vista…cosa credevate…!), scrissi su questo blog che le sfide si lanciavano in acqua, si combattono a mare…sapete dove "I VERI GENTILUOMINI DEL MARE", come a me vera ZULU ha insegnato il mio Comandante, portano la passione, l'adrenalina, la voglia di varcare per primi la linea di arrivo.

Sono felice di leggere nella sentenza che i giudici si auspicano che l'America's Cup deve essere decisa in mare e non in tribunale...ma soprattutto che i due team "COLLABORINO" insieme per restituire a noi, veri amanti della vela, questa storica competizione...

Ah, un'ultima cosa: vorrei proporre al Signor Bertarelli e all'altro lì, l'americano insomma, di dar vita ad un nuovo trofeo "America's baby"…e così, magari, potrebbero lasciare a noi quello vero…che ha fatto e continua a farci sognare…che a me e a te Marco ci ha regalato troppe e tante indimenticabili emozioni...e tante ancora altre storie da scrivere…

A presto…un abbraccio a tutti i tifosi della vela..da Anna

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04/04/09

33a America’s Cup: il commento del Comandante Sarno, Team Manager del Team Shosholoza...

Ecco il commento del Comandante Sarno a questa sentenza che mette la parola “fine” a mesi e mesi di battaglie legali a suon di carta bollata e arringhe movimentate:

«Prima di ogni altro commento mi viene da dire ""Finalmente, era ora!!"". Quest’attesa ci ha logorato e soprattutto ci ha fatto disinnamorare della Coppa America. La sentenza riflette le giuste cose. In America trionfa ancora la giustizia, quella vera e non quella degli avvocati più forti. Me l’aspettavo. Pur non condividendo con Oracle il modo con cui la vicenda è stata affrontata (hanno distrutto il più bell’evento sportivo del mondo), mi aspettavo la sentenza in loro favore per una semplice ragione: Alinghi ed ACM avevano peccato di semplicismo e aggiungo arroganza nell’organizzare la tresca con gli spagnoli e non si può essere stupidi (la definizione di semplici ed arroganti insieme) in una competizione dove volano decine di milioni di euro. Ora ricomincerà il balletto: sfida a due o comune? Sono stanco ma più che altro disinnamorato della Coppa. C’è la crisi, quella vera, e la mia attenzione, il mio dovere, è essere al comando della mia nave finchè la tempesta si calmi. Che i signori multimilionari Bertarelli-Ellison si divertano pure.

Salvatore Sarno
»

Penso, così come mi sono espresso più volte in passato, che se questa lunga attesa, questa lunghissima diatriba (che ha attraversato i 3 gradi di giudizio del sistema americano), ha smorzato gli animi degli appassionati e di chi da sempre ha creduto e investito in questo importantissimo evento, sia ora essenziale e necessaria, a questo punto, una profonda presa di coscienza da parte di chi ha creato tutto questo col fine preciso di risolvere le cose nel migliore dei modi.

L’America’s Cup è una competizione universalmente riconosciuta come la più antica della storia e, come tale, deve essere degna di un roseo, prosperoso ed avvincente futuro.

L’augurio è quello di una collaborazione tra i due sindacati (Alinghi e BMW Oracle Racing Team) e tra BMW Oracle Racing Team e i challenger iscritti alla 33a Coppa America.

Solo in questo modo potremo iniziare a guardare i segnavento per capirne la direzione e continuare a sognare, come già fatto nell’ultima edizione...

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02/04/09

Corte d'Appello di New York, 2 Aprile 2009, sentenza N.25: BMW Oracle Racing è il Challenge of Record…

Con queste parole la Corte d’Appello di New York svela l’arcano: «Since CNEV has failed to show that at the time it submitted its Notice of Challenge it was a "[c]lub fulfilling all the conditions required by" the Deed of Gift, it does not qualify as the Challenger of Record for the 33rd America's Cup competition and Supreme Court was correct in declaring GGYC to be the valid Challenger of Record».

Morale della favola: è BMW Oracle Racing Team e non il CNEV, ad insindacabile giudizio dei giudici della Corte d’Appello di New York, il Challenge of Record.*

33esima America’s Cup sui multiscafi?

Oppure, come anche i giudici della Corte hanno auspicato riprendendo le parole del Deed of Gift «It falls now to SNG and GGYC to work together to maintain this noble sailing tradition as "a perpetual Challenge Cup for friendly competition between foreign countries”», lavoro comune tra SNG e GGYC per raggiungere un medesimo, concorde ed unanime risultato?

Staremo a vedere…

*il challenger of record è il sindacato che lancia per primo la sfida. Questi firma con il defender il protocollo dell'edizione successiva e rappresenta tutti gli eventuali sfidanti che man mano si aggiungono.

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01/04/09

33a America’s Cup: 2009 = ACT = PRE REGATE della 33esima America’s Cup = VALENCIA

E’ di poche ore fa una Press Release di AC Management, l’autorità che gestisce la 33a America’s Cup, annunciante di aver firmato l’accordo con la Municipalità Valenciana e il Governo Regionale della città spagnola per organizzare a Valencia le due pre regate dell’America’s Cup. La prima in programma per la fine di giugno, la seconda all’inizio di ottobre.

Se la causa legale tuttora in corso sul futuro della 33a America’s Cup si dovesse risolvere in favore di un evento multi challenge come proposto dal Defender Alinghi e dal Challenger of Record, Club Nautico Espanol de Vela, questi due eventi faranno parte della 33a America’s Cup, le cui regate si svolgeranno nel 2010.

Alinghi, il Defender e i Challenger si sfideranno a largo della spiaggia di Malvarossa cun le barche ACC Version 5.0, per due volte in pochi mesi, in una serie di regate di flotta e di match race, molto simili a quegli Act che hanno avuto tanto successo e hanno caratterizzato il cammino verso la 32a edizione della America’s Cup soltanto qualche anno fa.

Lucien Masmejan referente di ACM, ha così commentato l’annuncio: “Valencia ha ospitato uno dei migliori eventi della storia dell’America’s Cup l’ultima volta e siamo sicuri che tutto ciò potrà ripetersi. Non vediamo l’ora di ritornare in acqua con le regate di America’s Cup, e sento anche l’eco del desiderio di tutti i challenger iscritti.

Rita Barberá, Sindaco di Valencia, è molto soddisfatta: “Sono convinta del fatto che abbiamo raggiunto un accordo di alto profilo, un accordo di speranza, di orgoglio e di sfida”. La Barbera ha poi aggiunto: “La mia volontà è quella di organizzare la 33a America’s Cup e le pre regate a Valencia perché se analizziamo i ritorni e l’impatto della 32a edizione dell’America’s Cup sulla regione, osserviamo che i dati economici sono molto positivi, non soltanto per la visibilità internazionale di cui la città ha beneficiato, ma anche per la ricaduta di reali vantaggi su tutta l’economia valenciana”.

Altre novità:

Alinghi e il Club Náutico Español de Vela hanno organizzato il sesto Competitor Meeting ieri a Valencia, cui hanno partecipato tutti gli altri team iscritti. Gli argomenti in agenda erano relativi alla sistemazione logistica delle basi e ai piani per l’utilizzo delle imbarcazioni Version 5.O durante le due pre regate della 33a America’s Cup, la prima della quali comincerà il 10 luglio a Valencia. Tutti i partecipanti dopo aver lavorato a lungo nei mesi scorsi, hanno deciso di pubblicare i Regolamenti dell’evento per la 33a America’s Cup questa settimana.

Il prossimo Competitor Meeting della 33a America’s Cup si svolgerà il 28 Aprile prossimo.

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33a America’s Cup: il 2 aprile la possibile sentenza della Corte d’Appello di New York…

Più volte abbiamo letto in rete e non solo, e lo abbiamo anche detto, che l’unico modo per contrastare la possibilità che questo evento si trasformi in una discesa verso rapide senza fine, stile rafting, dimenticando che si regata a bordo di barche a vela e non di gommoni o canotti che siano, è quello di attendere l’ardua sentenze della Corte d’Appello di New York e mitigare al più presto gli effetti da essa prodotti.

A modo mio direi: primo punto, prendere di petto la sentenza (a meno che non lo si possa fare per inderogabili predisposizioni della Corte d’Appello); secondo punto, affrontare al più presto gli effetti della stessa (è di oggi la notizia di un prossimo competitors meeting in data 28 Aprile a cui credo si possa arrivare con la maturità giusta per dare risposte plausibili a chi, di dovere, pone domande); terzo punto, incentivare un concordato che possa accontentare i vari challenger e comunicare a gran voce, all’intero popolo della vela, dello sport e dei media, l’avvenuta risoluzione della controversia.

Fatto sta comunque che credevamo fosse, questa del 31 marzo, la volta buona per porre fine a questa diatriba, a questo scontro che ha tanto fatto male e martoriato questo evento. Dobbiamo ricrederci e sperare che domani 2 aprile, nel prossimo incontro della Corte d’Appello di New York, si provveda a risolvere la causa, la numero 25, tra BMW Oracle Racing Team e Alinghi.

Chissà quali sorprese ci riserverà la Corte, presto lo sapremo…

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28/03/09

Pensieri al vento - Shosholoza: passato, presente, futuro.

Ho accolto con sorpresa l’enorme disponibilità dimostratami dal Comandante Salvatore Sarno a concedermi l’ultimissima intervista, successiva ai Louis Vuitton Pacific Series; svariate migliaia di km di distanza non hanno ostacolato il pensiero, quello del Comandante, nei confronti di tutti i tifosi italiani, impazienti di conoscere cosa ne pensasse chi, dalla lontana Durban, opera costantemente con in testa due unici obiettivi: dare il meglio per la propria organizzazione e vedere in acqua Shosholoza.

Il periodo forse non è quello dei più felici ma, in modo responsabile e sincero e a nome di tutti quelli che come me fremono nell’avere qualche news da masticare sotto i denti, ho ritenuto necessario indagare per il futuro e per i prossimi eventi e scomodare proprio il Comandante che, nel suo modo sempre cortese e disponibile, mi ha saputo fare un po’ il punto della situazione.

La paura degli addetti ai lavori, così come più volte espressa anche dal Comandante Sarno, è connessa alla scarsità del tempo a disposizione per implementare in modo compiuto e senza adattamenti tecnici obbligati l’idea di un’imbarcazione e la costruzione della stessa secondo canoni di, come normale che sia in questo tipo di competizioni, altissima qualità e professionalità. La paura degli adetti ai lavori però è anche connessa alla aleatorietà dell’evento e alla imprevedibilità della Corte Suprema di New York che non lascia che fantasticare sulla eventuale sentenza. Risultato? Amaro, molto amaro. Non si sà nè dove nè quando avrà luogo, bello (in modo ironico, logicamente) vero?

Riprendo qualche ultimissima dichiarazione (riguardante l’emanazione di queste ultime regole di classe, quelle dell’AC33) presente in completo nell’ultimissimo articolo dell’ultima intervista del Comandante (“Un caffè col Comandante Sarno: bilancio di fine Louis Vuitton Pacific Series”): “i parametri non sono ancora definiti del tutto e quindi nessuno può cominciare la progettazione. In parole povere è già troppo tardi per pensare al 2010”, mi dice. “Probabilmente si sta aspettando la sentenza e non mi meraviglierei se fosse tutto rimandato e che anche questa barca vada poi a tener compagnia all’AC90 del 2007”, ha poi aggiunto.

Sunto: tutto bloccato. Sappiamo con certezza che Alex Simonis e il suo team di disegnatori, non hanno avviato, per impossibilità connessa alla aleatorietà dell’evento e delle regole stesse, le fasi di disegno e progettazione della nuova Shosholoza. L’attesa morde, morde tutti quelli che fremono nell’assistere al varo di una nuova e fiammante Shosholoza; morde i tifosi ma anche gli appassionati in genere, i velisti, e chi della vela ne fa uno stile di vita.

L’attesa rende ancor più turbolenta l’idea di un evento, l’America’s Cup, così per usare le parole di un grande appassionato, “universalmente riconosciuto come il più antico trofeo sportivo della storia, simbolo dell’avventura, dell’am¬bizione, della sfida e del genio”.

Che fine faranno queste nuove regole? Vedremo costruita la AC33? Forse sì, forse no. Una sentenza contraria potrebbe significare disgregare queste regole, farle fare la fine dell’AC90 (così come detto anche dal Comandante) e iniziare tutto da capo; potrebbe significare sfida su catamarani, Alinghi Vs. Oracle; potrebbe significare “ennesima sconfitta”, non per la vittoria della parte che ad insindacabile giudizio della Corte Suprema di New York, sia stata lesa da un’altra, ma per tutti: sindacati, team, tifosi, sponsor. Sembra tutto sempre più in balia delle situazioni, del vento contrario. Spero solo che il vento possa ruotare e possa così schiarire finalmente questa situazione poco piacevole per tutti; forse il 31 marzo, data del prossimo competitors meeting, potrebbe essere la volta buona. Chissà, speriamo che lo sia.

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20/03/09

33a America’s Cup: in programma per il 31 marzo un ulteriore Competitors Meeting…

Il prossimo 31 marzo a Valencia, città ospitante la 32a America’s Cup, il Defender Alinghi incontrerà i rappresentanti dei challenger regolarmente iscritti alla 33a edizione della Coppa per un Competitors Meeting.

L’ordine del giorno, così come apprendo dai media, dovrebbe riguardare innanzitutto la situazione legale.

In questo caso, qualora la Corte Suprema di New York si sia definitivamente espressa sull’argomento, oggetto esclusivo e principale del meeting sarà proprio la sentenza stessa.

Gli ulteriori argomenti che dovrebbero essere trattati al meeting, riguarderanno la scelta della sede dell’evento e gli Act (ricordo che gli Act sono delle regate preparatorie alla vera e propria America’s Cup) previsti per il 2009.

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08/03/09

Un caffè col Comandante Sarno: bilancio di fine Louis Vuitton Pacific Series...

D: Comandante in questa prima domanda vorrei chiederLe, se possibile, di farmi un piccolo resoconto sui passati Louis Vuitton Pacific Series. Nel mio ultimo articolo (facente parte della rubrica “Pensieri al vento” ed intitolato “Perdere è una cosa, perdere con onore ne è un’altra”) ho scritto che, a mio parere, ciò che in questo evento è mancato a Shosholoza è stato un plus, un piccolo plus che gli abbia consentito di portare a casa risultati più soddisfacenti e che, i match contro Luna Rossa e contro Alinghi, ne sono stati una chiara dimostrazione. Secondo Lei cosa è mancato?

Comandante Salvatore Sarno: A sentire il mio equipaggio africano, Paolo Cian ed addirittura Bruno Troublè che ho avuto il piacere di avere al telefono, è mancato il Comandante Sarno, il suo carisma, il suo modo di risollevare gli animi quando le cose vanno male e motivare il team. Questo mi ha fatto stare veramente male perché come al solito ho sottovalutato il mio ruolo di leader pensando che con Paolo al comando tutto sarebbe stato lo stesso. Il risultato è che l`ho sovraccaricato di responsabilità e quando gli è mancato il supporto morale, che da me ha sempre avuto, è crollato tutto. Non mi perdonerò mai di non essere stato presente ma nella vita bisogna saper fare delle scelte. Scegliere di rimanere a Durban, al comando della mia organizzazione in un momento molto delicato dello shipping, quando bisogna dimostrare con l’esempio che c’è bisogno di uno sforzo comune per superare quest’enorme crisi che ha investito anche il nostro settore, è stata la scelta giusta. Non si può chiedere agli altri e poi andare a fare "yachting", anche se si tratta della Coppa America.

D: In che modo e in quale ottica si sta adoperando per il futuro ed in particolare per i prossimi eventi di Valencia?

Comandante Salvatore Sarno: Ci vorrebbe la palla di cristallo e non solamente per Team Shosholoza ma per tutti e proprio tutti. Se ne riparlerà a fine aprile.

D: E’ del 30 gennaio la formalizzazione di nuove regole di classe che, salvo disposizioni contrarie da parte della Corte Suprema di New York, potrebbero essere quelle valide per la 33esima edizione dell’America’s Cup. Come reputa queste regole e cosa pensa di questa imbarcazione?

Comandante Salvatore Sarno: Le nuove regole non sono state ancora definite. Probabilmente si sta aspettando la sentenza e non mi meraviglierei se fosse tutto rimandato e che anche questa barca vada poi a tener compagnia all’AC90 del 2007.

D: Nella nostra precedente intervista dicemmo che nell’ipotesi in cui i parametri fossero stati definiti a fine gennaio (così com’è successo), sarebbero stati poi necessari almeno 6 mesi di lungo ed intenso lavoro, affinchè si potesse arrivare ad un disegno (non definitivo) della nuova imbarcazione. Dopodichè sarebbero stati necessari altri 6/7 mesi per la costruzione, arrivando così, inevitabilmente, al mese di maggio-giugno del 2010. Questo per dire che, se le regole fin’ora definite (quelle dell’AC33) divengano definitive, i tempi sono più che stringenti. Qual è la situazione attuale e Alex Simonis, designer di Shosholoza, si sta già adoperando per la progettazione della nuova Shosholoza?

Comandante Salvatore Sarno: Ripeto che i parametri non sono ancora definiti del tutto e quindi nessuno può cominciare la progettazione. In parole povere è già troppo tardi per pensare al 2010 esattamente come ti avevo anticipato a dicembre. Il mondo è in crisi e nessuno, tranne i due protagonisti (forse ma non è sicuro), può permettersi di mettere a budget dei milioni di euro per sponsorizzare la Coppa America. Quindi che sia chiaro, benché tutti hanno l’intenzione di cominciare, nessuno ha i mezzi a disposizione per ingaggiare un design team e cominciare, ammesso che i parametri di classe siano "tutti" definiti e, come ti ho detto, non è il caso.

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